Basso e lo stop al niqab tra i banchi di scuola a Pordenone: «In classe ci si guarda in faccia»

Il primo cittadino di Pordenone difende il decreto del Governo: «Pari dignità e sicurezza non sono sacrificabili in nome della tradizione»

Il sindaco di Pordenone Alessandro Basso in redazione al Messaggero Veneto
Il sindaco di Pordenone Alessandro Basso in redazione al Messaggero Veneto

Il sindaco Alessandro Basso va dritto al punto. «Sul niqab chi amministra ha il dovere di una posizione chiara. La mia poggia su un principio che viene prima di ogni altro: il rispetto della donna».

Il decreto approvato dal Governo lo scorso 24 settembre - che impone lo stop a indossare il niqab e il burqa in classe - ha riaperto il dibattito, «e c’è già chi lo trasforma in uno scontro tra culture, chi in una bandiera da agitare, chi in un pretesto per alimentare divisioni», ha detto Basso rimarcando che questa «è la strada sbagliata». Su temi come questo, per il primo cittadino, «servono equilibrio, serietà e una bussola precisa: i principi che reggono la nostra convivenza civile».

La Costituzione, ha ricordato il sindaco, tutela la libertà religiosa e i diritti fondamentali di ogni persona. «L’articolo 3 afferma, nella stessa frase, la pari dignità di tutti i cittadini e la loro uguaglianza davanti alla legge, quali che siano il sesso e la fede», va avanti. «Subito dopo affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che ne limitano di fatto la libertà. La libertà di credere e la parità tra uomo e donna nascono quindi dallo stesso principio, e vanno custodite insieme, ciascuna a garanzia dell’altra».

È partendo da questa considerazione che il sindaco considera non solo ragionevole, «ma necessaria», la scelta del Governo. «Tutelare la libertà individuale e, allo stesso tempo, garantire le condizioni di riconoscibilità e sicurezza su cui si regge una società aperta è una questione di buon senso prima ancora che di diritto», dichiara. «Lo dico anche da uomo di scuola. In classe il volto è il primo strumento della relazione educativa. La scuola è il luogo in cui si diventa cittadini, il primo spazio pubblico che bambine e ragazze abitano da protagoniste. Proprio per questo deve essere il luogo in cui ciascuna di loro si sente pienamente ascoltata, valorizzata, vista».

Facendosi portavoce della sua squadra di governo, basso ha riferito che «Come amministrazione crediamo nei diritti e sosteniamo le scelte che li rendono concreti, perché i diritti si misurano nella pratica di ogni giorno, lontano dai convegni e dalle occasioni pubbliche in cui è facile evocarli».

Poi il messaggio alle nuove generazioni: «Rispettare ogni persona, qualunque siano la sua cultura e la sua religione. Difendere le libertà, a partire da quelle degli altri. Custodire con fermezza i principi fondamentali della nostra comunità, anche quando qualcuno li mette in discussione in nome di una tradizione o di un’appartenenza. Sono tre impegni che si tengono insieme, e che insieme definiscono che cosa significa vivere in una democrazia».

Infine, Basso volge lo sguardo al 2027. «Pordenone si prepara a essere capitale italiana della Cultura», ha concluso. «Una città che sceglie la cultura come orizzonte sa che la cultura è incontro, confronto, apertura. Sa anche che ogni incontro autentico avviene guardandosi in faccia, da pari a pari. Le pari opportunità si praticano e si difendono nei fatti: solo parlarne non basta più».

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