Ambulanze ferme al 2015: Pordenone ridisegna la mappa del soccorso, in arrivo un nuovo mezzo

Il sistema d'emergenza dell'Asfo verso la rivoluzione: il DG Tonutti annuncia un nuovo piano per potenziare i mezzi nel capoluogo e tra Aviano e Pordenone. Sindacati all'attacco: «Troppe chiamate improprie e personale allo stremo, serve un'ambulanza in più per i codici rossi»

Edoardo Anese

 

Gli interventi aumentano, così come gli incidenti. E il sistema di soccorso della destra Tagliamento deve fare i conti con tempi sempre più stretti. Una realtà – fotografata anche dalle segnalazioni sulla carenza di mezzi raccolte dai sindacati – che impone di mettere mano al piano che organizza i mezzi di soccorso nel territorio di competenza dell’Asfo. Un aggiornamento atteso da anni, considerando che l’attuale assetto risale al 2015 e fotografa un territorio ormai superato. La popolazione è invecchiata, le richieste di intervento sono aumentate e i bisogni si sono fatti più complessi.

Il dg Asfo: «Nessuna carenza»

È il direttore generale di Asfo, Giuseppe Tonutti, a scendere nei dettagli di alcune delle novità che potrebbero interessare la provincia di Pordenone. Il numero uno di Asfo ha comunque premesso che «non c’è alcuna carenza di mezzi sul territorio rispetto al piano vigente. È chiaro che le linee guida risalgono a una decina di anni fa e che, nel frattempo, molte cose sono cambiate – ha riferito –. Non a caso è stato attivato un tavolo di confronto tra le realtà coinvolte per ridefinire alcuni aspetti».

Le ipotesi

I tecnici coinvolti sono ancora al lavoro; pertanto, al momento si può soltanto parlare di ipotesi. Tra le più accreditate quella di potenziare il parco macchine di Pordenone aggiungendo un’ambulanza di tipo B (allestita per il trasferimento di pazienti non critici o per dimissioni ospedaliere) e trasferire un mezzo di tipo A, che presenta l’infermiere a bordo specializzato in emergenza-urgenza e allestito per i codici più gravi, al servizio dei comuni tra Aviano e Pordenone. «Oggi – ha aggiunto Tonutti – capita che le ambulanze di tipo A si occupino anche di trasferimenti e codici minori. Non possiamo permettercelo; pertanto, è al vaglio questa soluzione che, lo ribadisco, al momento resta soltanto un’ipotesi».

I sindacati

A raccogliere il malumore del personale dell’emergenza-urgenza è stato Gianluca Altavilla. «Al momento – ha riferito – per quanto riguarda il comparto pubblico, ci risultano in attività un’ambulanza a Spilimbergo, due a San Vito e tre a Pordenone. È il capoluogo a risentire dei disagi maggiori, legati all’elevato numero di interventi. Ci vorrebbe un mezzo in più per le uscite in caso di codici rossi. I comuni della provincia, invece, sono gestiti da Arkesis; pertanto risulta complesso avere in mano il quadro preciso dei mezzi». Per quanto riguarda i professionisti, invece, Altavilla ha rimarcato che l’organico è definito dal piano dell’emergenza-urgenza, «che deve essere adeguato alle reali necessità del sistema. Spesso – ha reso noto – nei comuni della provincia capita che debba intervenire un’ambulanza da Pordenone perché il mezzo deputato è impegnato in altri interventi».

Troppe chiamate improprie

Non soltanto un problema di mezzi: il sindacalista ha riferito che si tratta anche di una questione legata alle chiamate improprie. «Spesso si ricorre al 112, così come al pronto soccorso, per motivi non legati all’urgenza – ha concluso Altavilla –. L’auspicio, quando sarà attivo il numero unico 116 117, è che le chiamate vengano filtrate adeguatamente. Ciò non esclude la necessità di riorganizzare il sistema: i bisogni di salute sono cambiati, la popolazione invecchia sempre di più e la cronicità avanza. Non possiamo pensare di strutturare una rete che non tenga conto di questi aspetti».

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