Più coesione e autonomia

Dibattito
L'approvazione da parte del consiglio provinciale di Udine dell'atto di indirizzo per la costituzione dell'Associazione tra le Province di Udine e Pordenone rientra coerentemente nel processo di riforma del sistema Regione-autonomie locali. L'occasione è importante, perché la legge di riferimento (Lr 1/2006), dopo aver innescato da subito una vivace stagione attuativa che ha coinvolto principalmente i Comuni, dimostra che le Province friulane sono pure protagoniste dell'evoluzione del sistema ordinamentale delle autonomie locali della nostra regione.


È bene ricordare che è proprio grazie a questo primo provvedimento normativo organico che le Province possono associarsi per lo svolgimento di tutta un serie di competenze e funzioni che riguardano le aree vaste interprovinciali. La legge costituzionale 2 del 1993 già dava la possibilità alla nostra Regione di definire il proprio modello federale. Ci sono voluti tredici anni per dare una prima risposta alla forte richiesta, non solo delle istituzioni locali, ma dell'intero sistema regionale, di rilanciare la specialità del Friuli Venezia Giulia con l'obbiettivo di valorizzare i territori e di ricomporre il puzzle regionale.


Non spetterebbe a me dirlo, ma con soddisfazione, dopo poco più di un anno dall'entrata in vigore della legge regionale 1/2006, riscontriamo che oltre il 90% delle amministrazioni comunali ha contribuito direttamente allo sviluppo delle forma associative, tre coppie di Comuni del Friuli hanno avviato il loro processo di fusione e le due più grandi Province della regione si mettono insieme non solo per coordinare meglio i propri servizi, ma anche per valorizzare l'identità culturale e linguistica dei propri territori. Il tutto senza essere imposto dall'alto e senza l'illusione dell'incentivo economico. La legge regionale 15/2001 diceva agli enti locali: «Se vi mettete assieme, vi diamo più soldi». Non è solamente con l'incentivazione monetaria che si costituiscono unioni di Comuni e di Province con strutture organizzative più funzionali.

Invece la riforma del sistema Regione-autonomie locali, proprio dai risultati positivi che sta ottenendo, dimostra che il quadro di riferimento normativo rispetta la giusta sintesi delle tematiche, del dibattito culturale, delle dinamiche complesse e dei diversi equilibri che caratterizzano la vita delle amministrazioni locali nel quadro regionale.


Il segnale di fondo che emerge dal percorso nuovo, di certo non privo di ostacoli, ma che è stato tracciato e condiviso assieme proprio per accorciare le distanze tra i vari livelli di governo locale nel Friuli Venezia Giulia e soprattutto nel territorio più vasto che è quello friulano, fa riferimento a due grandi temi che stanno attraversando tutta l'Europa, non solo le nostre esperienze: l'autonomia intesa come differenziazione da un lato; i sistemi intesi come capacità di coesione dall'altro lato.


Il principio di differenziazione, entrato da poco nella nostra Costituzione, chiarisce che non si possono applicare le medesime regole a situazioni diverse, cioè non cogliere la sostanza delle esigenze concrete è fonte di disuguaglianza. Le regole hanno bisogno di flessibilità che rifletta adeguatamente le realtà dei territori.


La differenziazione è indispensabile all'applicazione del principio di sussidiarietà intesa, così come è scritto nel testo aggiornato della Costituzione, come principio di prossimità, quindi la tendenza ad avvicinare le funzioni a livelli più vicini al cittadino, ma sempre che questo avvicinamento corrisponda a un principio di idoneità del soggetto a gestire le funzioni nel modo migliore, altrimenti la funzione sale progressivamente a livelli più ampi e a organizzazioni più robuste. Ponderare quindi la vicinanza rispetto all'adeguatezza. Differenziazione, sussidiarietà e adeguatezza: principi da rispettare e che non valgono solo per i piccoli Comuni, ma anche per gli enti di area vasta come le Province.

Saranno proprio i nuovi e più incisivi istituti di governo orizzontale tra i Comuni e tra le Province i garanti del rispetto di questi principi, diventando strumenti essenziali per incidere concretamente nei processi di crescita dei sistemi locali.


Creare meccanismi di cooperazione tra i soggetti del governo locale non vuol dire, quindi, comprimere l'autonomia, anzi, le logiche di sistema non sono contrastanti bensì complementari rispetto alla valorizzazione dell'autonomia. Si tratta di trovare l'equilibrio tra il massimo della valorizzazione che ogni soggetto è autonomamente idoneo a compiere e la possibilità per quel soggetto di stare dentro un circuito funzionale, per contribuire alla riuscita e alla collocazione di quelle scelte nei disegni più ampi. Non c'è autonomia più debole di quella che si traduce in una semplice solitudine.


Assessore alle Relazioni internazionali, comunitarie e alle autonomie locali Regione Friuli Venezia Giulia

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