Piazza I maggio: «Pavimento riscaldato per il mega-parcheggio»

Questa la linea difensiva della Soprintendenza alle Belle arti al Tar dopo lo stop alla rampa coperta. Ma Ssm insiste: l’accordo prevede l’uscita protetta dalla struttura di piazza I maggio

UDINE. È previsto per oggi il verdetto del Tar sulla sospensiva chiesta dalla Sistema sosta e mobilità (Ssm) della prescrizione imposta dalla Soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici, Maria Giulia Picchione, per vietare la copertura della rampa di uscita dal parcheggio interrato di piazza Primo maggio.

Il collegio giudicante dovrà valutare se concedere la sospensiva per evitare, come sostiene Ssm, in presenza di neve e gelo, agli automobilisti di restare intrappolati lungo la salita con una pendenza del 13%, o se accogliere invece le ragioni della Soprintendenza secondo la quale per scongiurare problemi di sicurezza, il parcheggio può essere dotato di un impianto di riscaldamento a pavimento e di pompe per eliminare l’eventuale presenza dell’acqua.

Su queste due tesi hanno insistito, ieri, in aula, a Trieste, i legali di Ssm, l’avvocato Fabrizio Paviotti, e della Soprintendenza alle Belle arti, l’avvocato Daniela Salmini, dell’avvocatura dello Stato.

La linea difensiva adottata dalle Belle arti per giustificare il parere espresso da Picchione che recita «la rampa di accesso e di uscita dal parcheggio deve restare scoperta», si è basata sul fatto che Ssm può fare a meno di realizzare la copertura dell’uscita e garantire la sicurezza agli automobilisti utilizzando soluzioni tecniche in grado di impedire la formazione di ghiaccio sulla rampa come l’impianto di riscaldamento a pavimento. Per quanto riguarda l’eliminazione dell’acqua invece ha suggerito la posa di alcune pompe.

Altrettanto agguerrita la linea difensiva di Paviotti il quale ha fatto notare che le soluzioni tecniche alternative erano disponibili sul mercato anche nel luglio 2013 quando la soprintendente Picchione ha sottoscritto l’Atto d’obbligo che impegnava Ssm, il Comune e la stessa Soprintendenza a «individuare, di comune accordo, entro il 30 ottobre 2013, una soluzione progettuale idonea e compatibile, sotto il profilo della tutela monumentale e paesaggistica, utile alla protezione delle rampe di accesso e di uscita dal parcheggio sotterraneo esclusivamente per la parte strettamente necessaria alla sicurezza». Una frase questa che, ha ribadito in aula l’avvocato Paviotti, conferma che la protezione della rampa va realizzata dopo aver deciso quale soluzione adottare.

L’avvocato udinese ha fatto notare inoltre che se più di un anno fa la Soprintendenza avesse detto chiaramente che voleva la rampa scoperta, la sottoscrizione dell’Atto d’obbligo non sarebbe servita visto che l’autorizzazione paesaggistica l’ha rilasciata la Regione. A questo punto la parola passa al collegio giudicante del Tar che dovrà stimare anche i maggiori costi dell’eventuale realizzazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento lungo tutta la rampa e dell’installazione delle pompe nella struttura sotterranea. Costi che, al momento, non sono previsti nel piano economica dell’opera da 11 milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto