Piatti friulani e africani per avvicinare due mondi

Una cena a Cargnacco mette a tavola italiani, ghanesi, pakistani e afghani. Gli stranieri, ospiti del centro Balducci, stanno seguendo corsi professionali

POZZUOLO. Sulla questione immigrati Pozzuolo va in controtendenza: promuove un articolato progetto di integrazione fra il territorio comunale e il centro di accoglienza di Zugliano. Non ci sono nuove emergenze, nel senso che l’esodo drammatico dei profughi non investe direttamente il paese, dove il centro Balducci continua a svolgere la sua funzione senza sovraccarico né particolari impatti sul resto dell’abitato.

Tuttavia è singolare che proprio in questo periodo, mentre in Friuli cresce l’allarme per la temuta invasione dei richiedenti asilo, a Pozzuolo ci si preoccupi invece di non aver fatto abbastanza per integrare gli stranieri. Alcuni di loro sono arrivati coi barconi. Al centro seguono lezioni di italiano e a Udine corsi professionali per cuochi, falegnami, elettricisti, su coordinamento del direttore don Di Piazza, di suor Marina e di Giulia Gorasso.

Come incrementare la conoscenza reciproca? A tavola, è la cosa più semplice. Così, nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Regione con un modesto contributo assegnato al Comune, è stata organizzata dal centro Balducci, dalla Consulta dei genitori e dalla Pro loco di Cargnacco una cena nel centro civico di quest’ultima frazione, gratuita per tutti i partecipanti, a base di piatti friulani e ghanesi.

Sala piena: sono stati preparati 90 coperti, per circa 25 ospiti del centro e il resto per residenti di varie frazioni del Comune. A tavola anche lo staff del Balducci, il sindaco Turello e giunta.

Ecco il menu. Quello friulano presentava minestra di fagioli e orzo e frittata con erbe di campo, preparati nello stesso centro sociale del paese, mentre gli africani hanno cucinato al Balducci e portato in tavola pollo, red-red (fagioli rossi), platano fritto (un frutto simile alla banana) e yam, una sorta di patata.

Spiegano gli organizzatori che si sono scelti gusti non troppo distanti da quelli abitualmente presenti nella gastronomia di entrambe le parti, mentre, data la presenza di afghani e pakistani di fede musulmana, sono state escluse carni suine.

I piatti sono stati rapidamente restituiti vuoti, segno di un generale apprezzamento. Dopo la cena, l’intrattenimento per la conoscenza degli ospiti stranieri. Marie, volontaria residente a Mortegliano e originaria dal Camerun, ha fatto da mediatrice con l’inglese e il francese, consentendo a un gruppo di ragazzi ghanesi di presentare qualche flash sulla loro cultura

Mentre su uno schermo scorrevano immagini di costumi e ambienti della regione africana di origine, Kwaku, Daniel, Ebenezer, Aboubakari e altri hanno parlato della loro terra. «Da noi – ha detto Kwaku – sono molto seguiti e partecipati i festival, in particolare quello che celebra il fuoco come simbolo di purificazione e di origine della vita». Il gruppetto poi ha preso i tamburi, suonando e cantando una musica tradizionale.

«É una preghiera – ha spiegato Marie – : in un mondo così pieno di difficoltà, la fede in Dio è al primo posto». Applauditissimi, i giovani africani si sono sciolti in commossi sorrisi.

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