Piano di tagli a Insiel: "Meno sedi e personale"

Il presidente Puksic: abbiamo uffici decentrati e paghiamo affitti alti, non ha senso tenerli. «Quest’anno andranno via 40 persone, altre 60 entro il 2017. Ma poi assumeremo»
Simone Puksic
Simone Puksic

UDINE. I sindacati gli hanno detto che è come Marchionne, «perchè vuole licenziare». Ma Simone Puksic, a parte il maglione girocollo blu, non sembra avere molto altro in comune con il supermanager Fca e numero uno della Ferrari. Puksic ad appena 30 anni e dopo una laurea triennale alla Bocconi in Economia aziendale e una spcialistica all’Università di Udine, ha cominciato una carriera promettente, diventando presidente di Insiel, la società informatica in house della Regione.

Un’azienda considerata, nel Palazzo, “difficile” per la sua resistenza al cambiamento, che nel tempo è diventata una sorta di capro espiatorio per il cattivo funzionamento dei sistemi informatici, negli ospedali, nei Comuni, nei vari uffici della pubblica amministrazione. Il giovane presidente sprizza entusiasmo ed energia da tutti i pori. Nominato a fine dicembre, in appena tre mesi di lavoro ha già affrontato dossier delicati. E nel frattempo ha incontrato tutti i 700 dipendenti di Insiel, a gruppi omogenei di 70. Colloqui di due ore e più, in cui ha raccontato la sua vita e quello che vuole fare da adesso ai prossimi tre anni.

«A tecnici e impiegati durante gli incontri dico: “vorrei trasformarvi da opossum, gli animali che vivono dormendo a testa in giù, in canguri, che corrono, saltano, magari scalciano, ma vogliono arrivare lontano”. La mia filosofia è questa».

A volte la filosofia deve fare i conti con la dura realtà. E per Insiel il piano presentato a settembre 2014 prevedeva molti esuberi. Lo avete confermato quel piano?

«Si tratta di uscite attraverso prepensionamenti - precisa Puksic -. Quaranta persone se ne andranno quest’anno, altre 60 tra il 2016 e il 2017, per un totale di 100. Ma nel contempo assumeremo, prima facendogli fare un percorso da tirocinanti, 50 giovani talenti. Insiel non deve essere un posto per gli amici degli amici, ma per professionisti che portano valore».

Che contratto avranno i nuovi assunti? Vi avvarrete del Jobs Act, a tutele crescenti?

«I dipendenti hanno il contratto da metalmeccanici, non del pubblico impiego, quindi è possibile. All’inizio si pensava ad assunzioni a tempo determinato, ma adesso, vista l’introduzione del Jobs Act, ci penseremo».

Altre novità all’orizzonte per il personale?

«Cambieremo radicalmente il sistema dei premi. Ci saranno incentivi sugli obiettivi, a ogni livello, dall’ultimo dipendente ai quadri e dirigenti. Inoltre vorremmo ammodernare la dotazione tecnologica e la strumentazione, che non è all’avanguardia dei tempi che cambiano in modo velocissimo. Puntiamo a far governare l’azienda dalle persone migliori».

E’ vero che prima del suo arrivo Facebook e Twitter erano vietati?

«Sì è vero. Il personale non poteva accedervi. Adesso invece li obbligheremo a entrare su Fb e Twitter. Sbarcare sui social network significa aprirsi al confronto con la gente, con gli utenti, con i cittadini. A raccogliere suggerimenti, critiche, apprezzamenti».

Il budget della Regione però è stato ridotto...

«Arriveranno minori risorse per la gestione ordinaria, circa il 20 per cento in meno. Ma sappiamo che avremo degli incentivi per le idee che svilupperemo e i progetti che realizzeremo. E’ una sfida che sprona tutti a dare il massimo».

In passato c’è stata tensione perchè si voleva spostare il data center da Trieste a Palmanova. E’ un piano ancora attuale?

«No, il “cervellone” principale di Insiel resterà a Trieste. A Palmanova, dove ci sono centrale di 118, Autovie e Protezione civile, faremo una struttura di back-up. Ma per ora non c’è nulla di definitivo».

Se sarete costretti a fare dei risparmi sulla gestione ordinaria, dove interverrete?

«Beh razionalizzeremo le sedi, per esempio. Insiel ha uffici a Trieste, Udine, Gorizia dove lavorano 40 persone, Pordenone con 15 addetti e presso l’Area Science Park di Basovizza. Qualcuna ne chiuderemo, non ha senso tenerle tutte. Si tratta di sedi per le quali paghiamo affitti spesso elevati».

Quali sono gli obiettivi principali di Insiel per il 2015?

«Aiutare la Regione nelle due grandi riforme varate, della sanità e degli enti locali. Sappiamo benissimo che senza digitalizzazione, la riforma delle Uti non potrà funzionare».

L’infrastruttura tecnologica vede il Fvg un po’ indietro. Ce la faremo a metterci al passo?

«La connessione a banda larga è ancora lontana da standard ottimali. Ma entro quest’anno completeremo la posa della dorsale in fibra ottica, per un totale di circa 1.700 chilometri, sarà la più grande infrastruttura pubblica in Italia. Sono molto fiducioso».

Lei, dopo la nomina al vertice Insiel, è stato accusato di avere un conflitto d’interesse visto il suo incarico da project manager al Ditedi, il Distretto tecnologico digitale di Tavagnacco. Risolta la questione?

«Il mio rapporto di lavoro con il Ditedi è cessato il 31 marzo. Così sgomberiamo il campo da qualsiasi “conflitto”, anche se io sono sempre stato sereno».

Cosa vorrebbe che le dicessero al termine della sua esperienza in Insiel?

«Puksic ha lasciato un’azienda migliore di quella che ha trovato e ha ridato speranza a chi vi lavora dentro. Sono determinato, lavoro anche 14 ore al giorno per l’azienda più strategica in assoluto della Regione. E vorrei che il prossimo presidente fosse un giovane bravo, formato dentro Insiel».

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