Petardi e cori ultrà i manifestanti udinesi invadono il centro - Il video | Le foto

UDINE. Petardi e fumogeni scortano la disperazione, scesa in strada ieri per la terza volta in meno di una settimana. Perché la grande recessione è cominciata nel 2008 e, dopo cinque anni, a poco valgono ammortizzatori sociali e speranze: i disoccupati non lasciano più spazio alla pazienza e lo stesso vale per pensionati e precari. Alla protesta si unisce anche chi un lavoro ce l’ha.
Pensano al futuro, pensano ai loro figli. Erano più di cinquecento a sfilare per le vie della città, ieri, chiedendo le dimissioni del governo Letta. Perché il Movimento 9 dicembre – i forconi di Udine – il suo colpevole l’ha trovato: chi ha governato il paese negli ultimi 20 anni e più in generale i politici. Ma nel calderone finisce di tutto: dall’Unione europea ai Bot, passando per i massoni fino ad arrivare al primo cittadino Furio Honsell, cui i manifestanti hanno dedicato un intero striscione.
Puntuale alle 18 il corteo ha lasciato il quartier generale di piazzale Osoppo, dove la protesta fa tappa fissa da domenica scorsa. In testa gli organizzatori hanno radunato i più piccoli. Sette e dieci anni al massimo. Incitati da mamme e papà, reggono uno striscione e strillano: «Quale futuro per i bambini?». Pochi passi e arriva una sorta di pick-up su cui i forconi hanno sistemato una batteria per scandire il tempo agli slogan. «Governo ladro», «La gente come noi non molla mai» e «Né rossi, né neri, ma liberi pensieri», fanno da sfondo all’Inno di Mameli cantato almeno cinque volte durante il corteo.
La derivazione dalle curve del calcio è innegabile, ma su questo nocciolo duro si sono innestati pure studenti e cittadini qualunque. Lasciato alle spalle il traffico paralizzato di piazzale Osoppo, il serpentone è sceso dritto lungo viale della Vittoria, ha transitato innocuo davanti al cantiere per il parcheggio di piazza Primo maggio fino ad arrivare in viale Ungheria. È davanti all’Erdisu, dopo una pioggia di petardi caduta lungo la strada, che gli animi si sono accesi. Perché i manifestanti si sono fermati davanti a una delle aule studio dell’ateneo, incitando gli studenti a unirsi alle loro proteste. Ma niente, nessuno ha accettato. E dopo qualche insulto, il corteo è ripartito alla volta di piazza Venerio.
Lì si è celebrata la prima assemblea pubblica dei forconi udinesi. Attacchi all’Europa e al governo (reo pure di avere bandito il metodo Stamina) hanno fatto da contraltare all’invito a unirsi al viaggio in direzione Roma. Si parte martedì e gli organizzatori annunciano almeno 300 presenze.
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