Per il rilancio l’archistar punta su un uso dinamico del mosaico
LO STUDIO
Guglielmo Zisa
Rilanciare e rivitalizzare, dentro la contemporaneità, l’antica arte del mosaico. Questo l’obiettivo di “Spilimbergo città del mosaico 2019-2021”, studio di fattibilità commissionato dal Comune di Spilimbergo alla design curator Silvana Annicchiarico. Una figura, quella di Annicchiarico (cui il Comune corrisponderà 3 mila euro), di rilievo internazionale: architetto con studio a Milano, docente, curatrice, Annicchiarico è stata l’ideatrice e la paladina di quel modello di “museo mutante” che, unico al mondo, è il Triennale design museum, con sede nel capoluogo lombardo.
Un museo dinamico, che si rinnova continuamente e offre al visitatore sguardi, punti di vista e percorsi inediti e diversificati. Un museo non soltanto scientifico e rigoroso, ma anche emozionale e coinvolgente, che Annicchiarico ha ideato e diretto dal 2007 al 2018. Dinamicità che può essere uno degli ingredienti con cui insaporire la ricetta per rilanciare il brand “Spilimbergo città del mosaico” e, soprattutto, soddisfare le aspettative di quanti, una volta giunti in città, influenzati dall’immagine del marchio, pensano di trovare un’ampia presenza del mosaico. Aspettative che, come più volte rimarcato, Scuola mosaicisti a parte, rimangono deluse, visto che le applicazioni musive sul territorio appaiono limitate.
Lo studio, articolato in una ventina di pagine, suggerisce quella che potrebbe essere la ricetta giusta per rilanciare Spilimbergo. La proposta di Annicchiarico ha come finalità primaria proprio quella di «rilanciare il mosaico come elemento centrale e irrinunciabile, sia sul piano identitario sia su quello simbolico, nella vita, nell’economia e nella cultura di Spilimbergo. Attraverso il mosaico – spiega l’architetto milanese – la città può e deve accrescere la propria riconoscibilità a livello nazionale e internazionale e affermarsi sempre più come attrazione turistica capace di offrire al visitatore non solamente i manufatti musivi concentrati nel tempio di formazione e di produzione della Scuola mosaicisti del Friuli, ma anche quelli diffusi capillarmente nella città come presenza continua e caratterizzante».
«La città – aggiunge – non ha una sua identità specifica». Secondo la professionista «mancano rilevanze urbane, monumenti, interventi diffusi che connotino in modo diretto e chiaro che Spilimbergo è la città del mosaico. Molte iniziative sono state fatte anche in passato. Ora si tratta di chiedersi quale direzione prendere per costruire in maniera forte questa identità».
L’ipotesi è quella di progettare e mettere a punto un programma che si sviluppi almeno sull’arco di un biennio, congegnato in modo che le iniziative non si concentrino solamente durante il festival “Arte e mosaico”, ma siano spalmate lungo tutto il corso dell’anno, con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione del pubblico e dei mezzi di comunicazione. Un piano di azione che, secondo le stime fatta dalla professionista, richiederebbe un investimento tra i 168 e i 228 mila euro.—
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