Orrore nella cantina, ex militare in cella

L’uomo, ora in pensione, doveva prendersi cura della piccola, ma per sei anni l’ha obbligata a soddisfare le sue richieste
Di Alessandra Ceschia

La prima volta che il cugino di secondo grado la portò in cantina, in un appartamento alla periferia di Udine, aveva appena sette anni. Le ordinò di chiudere gli occhi. Poi le promise: «Dobbiamo fare una cosa, poi possiamo giocare a carte».

Lui, militare di carriera in pensione di 62 anni (di cui non riveliamo l’identità per proteggere la bambina) avrebbe dovuto prendersi cura di lei, mentre mamma e papà erano al lavoro. Ma non lo ha fatto. Anzi. Le chiedeva «cose che le donne devono fare» anche se lei donna non era, e non lo sarebbe stata per un po’. È andata avanti così fino al 2007, prigioniera in quella cantina, lei ha continuato a subire quelle mani che la cercavano.

«Sei sicura di non aver detto niente ai tuoi genitori?» si sincerava ogni volta l’uomo. E lei annuiva, sprofondando in un silenzio funestato da incubi notturni e comportamenti sfuggenti. I genitori e gli insegnanti avevano notato quell’involuzione in lei, si era chiusa in se stessa e nessuno sembrava fosse in grado di raggiungerla.

Lontana da tutto e da tutti, era stata avvolta da un banco di nebbia che si è diradato improvvisamente un giorno, alla scuola media, quando in seguito a una lite con un compagno, la sua rabbia interiore ha rotto gli argini e nel dialogo che ne è seguito con la madre, ha cominciato a vincere la vergogna e a raccontare che lui le aveva fatto “cose”.

Sono partite le denunce per violenza sessuale aggravata su minore, quindi le indagini della Procura della Repubblica, coordinate dal pubblico ministero Maria Grazia Zaina. E non sono mancate le richieste, da parte di alcuni familiari, di sistemare le cose “in maniera bonaria”, con un ritiro della querela «per non rovinare i buoni rapporti familiari». Inutile dire che i genitori della bambina non hanno fatto retromarcia. Nè sarebbe servito, la violenza sessuale su minori è un reato procedibile d’ufficio.

Lui, alle spalle una carriera alle dipendenze dello Stato, è stato arrestato nel pomeriggio di giovedì dagli uomini della Squadra mobile, coordinati dal vice questore aggiunto Massimiliano Ortolan, e trasferito al carcere di via Spalato, dal quale dovrebbe essere trasferito a quello di Pordenone. Dovrà rimanerci sei anni, uno per ogni anno che lei ha trascorso a sciupare la sua infanzia chiusa in quella cantina, semmai una corrispondenza si possa fare.

Agli uomini della Mobile è toccato il compito di eseguire l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Udine, la sentenza di condanna era stata pronunciata in tribunale nel 2009 è stata impugnata dall’imputato, quindi confermata dalla Corte d’Appello di Trieste pochi giorni fa, quando è diventata definitiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

LEGGI E COMMENTA

SUL SITO

www.messaggeroveneto.it

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto