Omicidio Tulissi, svolta nell'inchiesta: la Procura di Udine vuole processare Calligaris

Verso la richiesta di rinvio a giudizio dell’allora compagno di Tatiana. A settembre un altro sopralluogo in villa e l’ultimo interrogatorio dell’imprenditore

UDINE. La Procura di Udine sembra non credere alla versione di Paolo Calligaris. E, a dieci anni dall’omicidio della sua compagna Tatiana Tulissi, freddata con tre colpi di pistola all’età di 36 anni sull’uscio della villa in cui abitavano, a Manzano, continua a essere convinta che a ucciderla possa essere stato lui.

OMICIDIO TULISSI: LE TAPPE DELLA VICENDA

  • 11 novembre 20008: Tatiana Tulissi viene trovata morta nel patio della villa di via Orsaria, a Manzano
  • Prima inchiesta: la Procura di Udine indaga per l’ipotesi di reato di omicidio volontario Paolo Calligaris e quella dei minori di Trieste suo figlio Giacomo, allora minorenne, cioè i primi a giungere sul luogo del delitto
  • 8 luglio 2010: la bara in cui è sepolta Tatiana viene riaperta, per consentire al medico legale di effettuare nuovi esami e prelievi e agli investigatori di cercare biglietti o altri elementi, compresa la pistola, in grado di svelare il “giallo”
  • 2 gennaio 2012: il gip di Udine accoglie la richiesta di archiviazione del pm per Paolo Callligaris, ritenendo deboli gli elementi a suo carico
  • 12 novembre 2012: anche il gip dei minori di Trieste accoglie la richiesta di archiviazione del pm per Giacomo Calligaris, ritenendo l’accusa infondata
  • Seconda inchiesta: la Procura di Udine apre un nuovo fascicolo per omicidio volontario, ma a carico di ignoti. Il lavoro dei carabinieri del Nucelo investigativo, ai quali dal novembre 2012 si a¤ ancano i colleghi del Ros e del Racis di Roma, di fatto, non si è mai interrotto
  • Agosto 2015: la villa di Manzano viene sottoposta a nuovi sopralluoghi e Paolo Calligaris sentito ancora come persona informata sui fatti
  • 19 febbraio 2016: i carabinieri notificano a Paolo Calligaris un decreto di perquisizione in villa e un secondo avviso di garanzia
  • Ottobre 2018: dopo due anni di indagini, esaminate le memorie difensive e messe a confronto le perizie, e in particolare quella del generale in pensione Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, nominato dal pm, e quella del professor Alessio Plebe, di Messina, già interpellato per il caso Unabomber, la Procura decide di chiedere il rinvio a giudizio di Paolo Calligaris

E poco importa se, nel 2012, il caso fu archiviato. All’epoca, «la scarsità e la debolezza degli elementi raccolti a suo carico» convinsero gli stessi inquirenti a desistere. Le indagini, però, proseguirono nel solco della pista familiare.

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E la seconda iscrizione sul registro degli indagati dell’imprenditore, della dinastia di mobilieri friulani e a capo dell’azienda Ca’ Tullio di Aquileia, divenne inevitabile. Calligaris, che oggi ha 48 anni e non abita più lì, lo apprese nel febbraio del 2016 e, da allora, non ha mai smesso di respingere l’accusa di omicidio volontario che gli è stata nuovamente cucita addosso.

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Tutto vano. Perchè il pm Marco Panzeri pare avere deciso per la richiesta di rinvio a giudizio. Questo, almeno, è ciò che è stato comunicato ai suoi difensori.

La svolta nelle indagini

Le notifiche non sono ancora partite e la Procura non si sbilancia. Bocche cucite con la stampa, insomma, almeno fino a quando il provvedimento non sarà formalizzato. Poi, non resterà che attendere la fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup.

E provare a indovinare la strada processuale che l’avvocato Rino Battocletti, che lo assiste insieme ai colleghi Cristina Salon e Alessandro Gamberini, di Bologna, sceglieranno di imboccare. Intanto, di certo ci sono gli ultimi due step della complessa attività investigativa condotta dal pool di carabinieri deciso a evitare che il delitto di Tatiana finisca nel novero dei cold case italiani.

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Manzano 13 novembre 2008. Casa omicidio. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine

Risalgono entrambi allo scorso settembre, quando nella villa di via Orsaria - sequestrata il 26 agosto 2015 e restituita ai proprietari a fine settembre 2016, con la sola eccezione dell’area indicata come “luogo del delitto” - è stato effettuato l’ultimo di un indefinito numero di sopralluoghi e quando, a distanza di due giorni, l’indagato è stato sottoposto a un nuovo - l’ennesimo - interrogatorio.

In mezzo, a unire o, per altri versi, sparigliare le tessere del puzzle, le perizie: quella del generale in pensione Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, nominato dal pm, e quelle dell’esercito di consulenti messi in campo dalla difesa (i professori Plebe, di Messina, Montisci, di Padova, Compagnini, di Catania, Fattorini, di Trieste, e Morin, di Venezia).

Dubbi sulla ricostruzione

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Una, dieci, cento contraddizioni, più o meno rilevanti, ma sufficienti a fare traballare la credibilità dell’indagato. A tradire Calligaris sarebbero stati soprattutto i dettagli. Incongruenze tra i ricordi che ha conservato della sera dell’11 novembre 2008, quando, rientrando da Aquileia, sostiene di avere trovato a terra il corpo senza vita della compagna, e la ricostruzione proposta dagli inquirenti seguendo le macchie di sangue rinvenute tra il cortile di pertinenza, dove si ritiene che la giovane sia stata uccisa, i posti auto coperti ad esso adiacenti e la relativa rampa d’accesso al piano seminterrato, dove il cadavere giaceva.

Chi le sparò, impugnando un revolver calibro 38 mai trovato, avrebbe agito tra le 17.45, quand’è stato calcolato che Tatiana rincasò dall’azienda di Percoto dove lavorava come impiegata, e la telefonata di Calligaris ai soccorritori, alle 18.33. Una vicina, considerata teste chiave, afferma di avere sentito degli spari verso le 18.30. E a quell’ora, secondo l’accusa, lui era già in villa.
 

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