Omicidio di Alessandro Venier, in aula le immagini dei resti e gli acquisti online: la ricostruzione del delitto

In tribunale a Udine le prove raccolte dai carabinieri nella villetta di via dei Lotti, a Gemona. Al centro dell’udienza i messaggi tra le imputate, le ricerche sul web e gli oggetti acquistati prima del ritrovamento del corpo dell’uomo

Alessandro Cesare
Le immagini al centro dell'udienza in tribunale: l'ultima immagine di Alessandro vivo nel pomeriggio del 25 luglio e Lorena che porta in casa bidone e coperchio il giorno del delitto
Le immagini al centro dell'udienza in tribunale: l'ultima immagine di Alessandro vivo nel pomeriggio del 25 luglio e Lorena che porta in casa bidone e coperchio il giorno del delitto

Le immagini di Alessandro Venier ancora in vita, gli acquisti online effettuati prima del delitto e le fotografie dei resti del suo corpo, ritrovati sei giorni dopo in un bidone pieno di calce. Sono alcuni degli elementi mostrati in aula durante l’udienza del processo per l’omicidio del trentacinquenne, ucciso nell’estate del 2025 nella villetta di via dei Lotti, a Gemona del Friuli.

Davanti alla Corte d’assise, presieduta da Enzo Truncellito, sono stati ricostruiti alcuni passaggi dell’indagine che ha portato sotto processo la madre della vittima, Lorena Venier, 63 anni, e la compagna dell’uomo, Mailyn Castro Monsalvo, 31 anni.

Le due imputate hanno reagito in modo diverso alla proiezione delle immagini: Lorena è scoppiata in lacrime davanti alle fotografie dei resti del figlio, mentre Mailyn è rimasta impassibile, con lo sguardo rivolto nel vuoto.

L’ultima immagine di Alessandro prima della morte

Tra gli elementi presentati durante l’udienza c’è il filmato registrato nel pomeriggio del 25 luglio 2025 dalla telecamera di videosorveglianza di un vicino. Le immagini mostrano Alessandro ancora in vita e rappresentano uno dei punti temporali della ricostruzione investigativa.

Il corpo del trentacinquenne sarebbe stato ritrovato soltanto il 31 luglio, sei giorni dopo, all’interno della villetta di via dei Lotti. Il caso è stato ricostruito attraverso una serie di riscontri raccolti dagli investigatori, tra cui le comunicazioni tra le due indagate e le attività effettuate online nei giorni compresi tra il 25 e il 31 luglio.

Gli acquisti su Amazon dal computer dell’ospedale

Uno degli aspetti illustrati in aula riguarda gli acquisti effettuati su Amazon attraverso il computer di lavoro di Lorena Venier, impiegata all’ospedale di Gemona del Friuli.

Tra gli oggetti ordinati figurano calce spenta, una mannaia da macellaio e un bidone da 120 litri. Elementi che gli investigatori hanno esaminato nell’ambito della ricostruzione dei fatti.

Il bidone acquistato online, tuttavia, non sarebbe stato quello utilizzato per contenere i resti di Alessandro. La consegna dell’oggetto ordinato sarebbe infatti avvenuta in ritardo, tre giorni dopo il delitto.

Il contenitore con la calce e le fotografie dell’obitorio

Particolarmente forti le immagini mostrate alla Corte d’assise relative al contenitore nel quale erano stati collocati i resti del trentacinquenne. Il corpo, fatto a pezzi, era stato immerso nella calce. Dall’apertura del bidone sporgeva una parte del piede della vittima.

In aula sono state proiettate anche le fotografie scattate dopo che il contenuto era stato trasferito in obitorio. I resti di Alessandro erano divisi in tre parti e adagiati su alcuni teli.

Le immagini hanno documentato le condizioni in cui il corpo è stato recuperato, offrendo ai giudici ulteriori elementi per valutare la ricostruzione investigativa.

Il seghetto da potatura e il racconto di Lorena

Un altro passaggio riguarda gli strumenti che sarebbero stati utilizzati per fare a pezzi il corpo. Secondo quanto riferito da Lorena Venier, il depezzamento sarebbe stato eseguito con un seghetto da potatura, successivamente ritrovato nel seminterrato della villetta.

Non sarebbe stata quindi utilizzata la mannaia da macellaio acquistata online, anch’essa finita al centro degli accertamenti.

Il racconto dell’imputata e gli oggetti recuperati nell’abitazione sono stati inseriti nel quadro degli elementi esaminati durante il processo, nel quale la ricostruzione delle singole fasi del delitto resta al centro dell’attività della Corte.

Messaggi, ricerche online e accertamenti dei carabinieri

L’udienza si è aperta con l’esposizione degli accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine al loro arrivo nella villetta di via dei Lotti.

Gli investigatori hanno analizzato chiamate e messaggi scambiati dalle due indagate tra il 25 e il 31 luglio, le ricerche effettuate su Google e gli acquisti online. A questi elementi si sono aggiunte le immagini della telecamera del vicino, che hanno contribuito a ricostruire la successione temporale degli avvenimenti.

Il materiale raccolto comprende dunque dati digitali, testimonianze e riscontri materiali. Elementi che, presentati davanti ai giudici, concorrono alla ricostruzione di quanto accaduto a Gemona nell’estate del 2025.

Il processo dovrà ora proseguire con l’esame degli elementi acquisiti e delle responsabilità contestate alle due imputate.

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