Dal terremoto al Friuli del futuro: l’omaggio alla generazione Biasutti
Confindustria ha ricordato l’ex presidente della Regione e la classe dirigente che trasformò la ricostruzione in sviluppo

«Gli uomini come Adriano Biasutti non muoiono mai». Nelle parole dell’assessore regionale Riccardo Riccardi, citazione di quelle del presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, è racchiuso l’omaggio che, al teatro Pasolini di Casarsa, si è voluto fare all’ex presidente della Regione e ancor più a una classe dirigente: quella della ricostruzione dopo il sisma del Friuli.
Perché la grande lezione che ancora oggi quella classe dirigente insegna, garantendosi l’immortalità politica, è stata la capacità di trasformare l’emergenza in un’occasione di sviluppo per il Friuli Venezia Giulia, includendo nella ricostruzione anche aree non toccate dal sisma, ma che avevano bisogno di crescere assieme alle parti rimesse a nuovo per proiettare la regione nella modernità.
Questo fu possibile, come hanno raccontato l’ex segretario regionale della Regione Giovanni Bellarosa, “ombra” di Antonio Comelli e Adriano Biasutti, grazie a un impianto normativo straordinario e a deroghe di poteri che mai più la Regione ha avuto. E, come ha raccontato l’ex assessore della giunta Biasutti (nonché presidente dell’associazione Consiglieri della Regione Fvg), Dario Barnaba, grazie a risorse straordinarie. E non fu fortuna, fu il frutto di una trasversalità politica che oggi sembra lontanissima: «La mattina la classe dirigente si scontrava sull’ordinario – ha sintetizzato Barnaba – e il pomeriggio cercava la convergenza sulla ricostruzione». Un’esperienza irripetibile che permise, come ha ricordato il sindaco di Casarsa, Claudio Colussi, «la ricomposizione morale e sociale dei territori colpiti».

La lezione del «prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese», che portò inizialmente a contrasti duri con la popolazione e con una parte del clero, sono secondo il presidente Agrusti un modello attualizzabile: «Oggi bisogna riconnettere sentimentalmente la politica del palazzo e la politica della gente altrimenti il fascino delle “democrature” sarà irresistibile» è stata la premessa di Agrusti, che, oltre a indicare l’assessore Riccardi come erede naturale della scuola di Adriano Biasutti, gli ha lanciato un segnale di totale vicinanza che è parso anche una stoccata alla Lega.
«Riccardi credo che ogni tanto si domandi – e lo dice anche a me – chi glielo faccia fare. Lui è sul fronte di uno dei terreni più complicati: la sanità. Bisogna razionalizzare, ma tutti vogliono l’ospedale sotto casa e invece bisogna fare l’ospedale che curi la gente perché oggi gli ospedali richiedono grandi tecnologie e figure specializzate. Bisogna concentrare le eccellenze: questa è una risposta coraggiosa che sfida il presente, ma guadagnerà nel futuro», come fu la decisione del terremoto di dare prima una risposta alle fabbriche. «Quindi caro assessore – il chiaro appoggio di Agrusti – tieni duro».
Riccardi è intervenuto come assessore alla Protezione civile, ricordando che dal ’94 a oggi il Friuli Venezia Giulia ha affrontato ben otto emergenze di valore nazionale, che hanno permesso di sviluppare un modello fondato su prevenzione, coordinamento istituzionale e chiara assunzione di responsabilità, proprio tenendo conto dell’esperienza del terremoto. «Non avremmo superato la pandemia se non avessimo avuto quella piattaforma giuridica e organizzativa». ha aggiunto.
Un video messaggio è arrivato anche dal presidente Massimiliano Fedriga: «La Regione assunse un livello di coordinamento, costruendo un modello che seppe evolvere nel tempo. Ci fu una classe dirigente capace di assumersi responsabilità straordinarie in condizioni straordinarie. La ricostruzione fu basata su studio scientifico e pianificazione, non improvvisazione ma metodo. In questo la scelta di dare priorità ai posti di lavoro – prima le fabbriche, poi le case e le chiese – per evitare l’esodo, consentì alle persone di rimanere nei propri territori e di costruire comunità vive – ha evidenziato Fedriga –. Biasutti coniugò ricostruzione e sviluppo con una visione moderna, facendo della ricostruzione un processo condiviso, misurabile e duraturo. Oggi la Regione continua a investire in prevenzione, pianificazione e sicurezza».
Nella platea del teatro Pasolini, oltre a tantissimi ex amministratori di oggi e di ieri, autorità militari ed esponenti del mondo della cultura, anche i figli di Biasutti, Stefano e Cesere. E proprio Stefano Biasutti ha richiamato l’importanza di trasmetterne la lezione del padre e di quella generazione di amministratori alle nuove generazioni, come esempio di responsabilità pubblica e visione politica. Prima dell’incontro a teatro, è stato piantato un gelso, con una targa in memoria di Adriano Biasutti, nella via intitolata all’ex presidente della Regione, a Casarsa della Delizia. —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








