«Non è una tendopoli e non interferisce con gli altri servizi»

Strizzolo, direttore di Medicina d’urgenza, fa il punto: «Controlliamo solo lo stato di salute di quelle persone»

PALMANOVA. È scattata ieri, attorno alle 16, anche a Palmanova la macchina organizzativa che, in questi giorni, su disposizione della Prefettura, ha tenuto pronti volontari, infermieri, medici, mediatori culturali, psicologi, persone adibite al trasporto e all’organizzazione logistica per far fronte a qualsiasi necessità.

Il dottor Luciano Strizzolo, direttore del pronto soccorso e Medicina d’urgenza, nonché direttore del dipartimento medico dell’ospedale di Palmanova, fa il punto della situazione sul tipo di attività che il campo è chiamato a svolgere. Strizzolo parla anche in ragione di un’esperienza che l’Ass 5 Bassa Friulana ha già svolto nel 2011 con oltre 500 migranti che sono transitati nelle strutture predisposte, in quel caso, dalla protezione civile.

«Innanzitutto bisogna fare chiarezza –precisa Strizzolo – su cosa sia stato allestito nei pressi dell’ospedale. Non si tratta infatti di una tendopoli, né di un campo profughi. Ma di quello che tecnicamente si chiama “punto di prima accoglienza per richiedenti asilo”. È un contributo che l’Ass 5 e l’ospedale, su richiesta della Prefettura, si sono resi disponibili a dare, riprendendo un’attività che avevano già svolto nel 2011. Allora l’organizzazione faceva riferimento alla protezione civile, mentre in questo caso il punto di riferimento è la Croce rossa. E noi come Azienda sanitaria abbiamo deciso di rispondere positivamente ritenendolo un contributo appropriato e anche doveroso in una società civile. Quanto ai costi va precisato che l’attività non pesa con costi vivi sull’Ass 5. La Croce rossa, cui spetta il compito di occuparsi e vigilare sull’attività di accoglienza, in questo caso ha il volto del comitato di Palmanova che ha un’ottima dotazione di mezzi e un elevato numero di volontari attivi. Dalla Cri è stato quindi predisposto il punto di prima accoglienza che dovrà effettuare lo screening sanitario dei profughi».

«Questa attività – prosegue Strizzolo – non interferisce minimamente con i flussi e con la fruizione di servizi dell’ospedale di Palmanova. Secondo: dal punto di vista sanitario si tratta di uno screening che ha la duplice funzione di tutelare queste persone (cioè di garantire un’attenzione a problemi sanitari che una persona può avere) e di dare un contributo alla popolazione locale, individuando situazioni che possano rappresentare un eventuale problema per la comunità, come nel 2011».

In quei mesi in Regione arrivarono oltre 500 migranti, il cui screening avvenne, per la quasi totalità, a Palmanova, in modo lineare, senza creare alcuna problematica.

«Queste persone – riferisce il medico – sono risultate prive di qualsiasi problema sanitario. Non è stata allora individuata nessuna malattia diffusibile, non solo da noi al primo screening, ma neppure dai Dipartimenti di prevenzione delle Aziende ai cui territori poi furono destinate queste persone. Si trattava perlopiù di giovani sani che semmai presentavano problematiche legate ai disagi e alle violenze subite nel percorso di migrazione».

Perché allora collocare questo punto di prima accoglienza nei pressi di un ospedale? «Nel 2011 fu disposto un solo ricovero: per una donna in gravidanza, ormai a termine, che era necessario monitorare».

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