Niente merci dal sud, mercati paralizzati e scattano i rincari

UDINE. Alcuni prodotti sono già spariti dai banchi dei negozi locali di ortofrutta. Impossibile, o quasi, soprattutto nei negozi di quartiere e in quelli medi trovare, a esempio, le arance tarocco. Come pure è sempre più difficile acquistare i mandarini e le clementine nella loro varietà tardiva. Da ormai 10 giorni non arriva merce dalla Sicilia e da 5 o 6 neanche da altre regioni del Sud Italia, quali Calabria, Campania e Lazio. Il blocco dei Tir, in seguito alla protesta degli autotrasportatori, sta mettendo in ginocchio anche il mercato generale di Udine, con attività ridotta al Partidor di un netto 70 per cento, che arriva all’80 per cento per alcuni generi. Il piazzale al mattino è vuoto.
E all’interno del mercato in questi giorni c’è solo qualche camioncino che scarica merce. Il tutto con conseguenze dirette anche per le tasche dei consumatori, con aumenti che sfiorano in certi casi anche il 30 per cento.
«E’ un gigantesco effetto domino - spiega Giuseppe Pavan, vicepresidente esecutivo di Udine Mercati, la società locale che gestisce il mercato all’ingrosso, e dall’altr’anno anche presidente di Mercati Associati, l’associazione nazionale delle società di gestione dei mercati all’ingrosso in Italia -. Ed è un effetto domino che colpisce l’intera filiera: dal produttore la consumatore. Nessuno contesta la possibilità dei lavoratori di protestare. Ma qui si stanno provocando effetti che non potranno essere facilmente controllati. In questi giorni il mercato all’ingrosso di Udine ha subìto una riduzione dell’attività pari al 70 per cento. Ma già domani (oggi, per chi legge, ndr)la riduzione del volume di lavoro sarà dell’80.
Quasi tutte le aziende dei mercati generali avevano fatto scorta, quindi la situazione è lontana dall’essere drammatica. Ma alcuni prodotti iniziano a non esserci più: tra questi le arance tarocco, alcuni tipi di piccoli agrumi. E poi ancora, nei prossimi giorni, potranno iniziare a esserci problemi con prodotti quali peperoni, melanzane, finocchi, zucchine, insomma con tutto ciò che arriva da Calabria, Puglia, Lazio. Inoltre - conclude Pavan - anche la maggior parte delle aziende che esportano dalla Spagna hanno bloccato i loro Tir verso l’Italia per paura delle proteste e dei disordini».
In un simile quadro, che non preannuncia miglioramenti a breve, ci sono però anche notizie positive. Da un lato la mancanza di blocchi e di proteste anche direttamente al mercato generale friulano (a Torino, a esempio, si sono registrati vari disordini), dall’altra la possibilità per Udine di rifornirsi attingendo alla rete produttiva del Triveneto.
«I friulani e gli udinesi non rischiano certo di fare la fame - assicura Andrea Freschi, responsabile del settore ortofrutta al dettaglio di Confcommercio Udine -. Certo è che per noi sta diventando sempre più difficile lavorare. Senza contare che purtroppo noi stessi siamo tra quanti subiscono i rincari che in questo momento più che mai si stanno già facendo sentire lungo tutta la filiera. Siamo infatti i primi a pagare come merce di prima scelta quella che invece è di seconda o di terza».
Per evitare di cadere vittime dei rincari, ormai oscillanti sul 30 per cento per molti dei prodotti provenineti dal Sud, i consigli sono sempre gli stessi in simili casi, ovvero preferire i prodotti il più possibile a chilometro zero. «Ovviamente la scelta non sarà ampissima - precisa Freschi -. Comunque i prodotti autoctoni non mancano». Per i pomodori pachino invece è meglio aspettare. L’ultimo camion proveniente da Napoli, con i classici 120 quintali di merce fresca, è arrivato al Partidor sabato mattina. Poi l’autista è tornato al Sud, ma in treno. Troppo pericoloso affrontare, anche al rientro, il viaggio verso la Campania.
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