«Nessuno tocchi il crocifisso nelle aule»
UDINE. La proibizione del velo islamico è un discorso, la volontà di eliminare la presenza del crocifisso nelle scuole un altro. E il timore, in casa della Lega Nord, è proprio che la decisione presa dal dirigente scolastico del Malignani di Cervignano serva come pretesto anche per cancellare dagli istituti della Bassa friulana qualsiasi riferimento alla religione cristiana.
«Ben vengano a scuola interventi decisi contro l’ostentazione – ha detto Mario Pittoni, responsabile federale dell’istruzione del Caroccio – di segni esteriori della propria confessione religiosa, specie se imposti come il velo islamico che copre in parte o del tutto il viso. Spero, però, che non si trasformi in un pretesto per togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. Il crocifisso non ha nulla a che fare con il velo perché simboleggia i valori fondanti – come il rispetto della vita umana e delle opinioni altrui – della nostra società. L’Europa si costruisce valorizzando le differenze che possono essere compatibili con la nostra storia e la nostra tradizione, non con l’appiattimento culturale del Paese e del continente».
Ma per Pittoni l’episodio del Malignani non può rientrare semplicemente all’interno delle discussioni legate alla laicità della scuola. No, l’ex senatore inserisce il caso della Bassa all’interno di quei quadri molto più ampi e complessi rappresentati dal terrorismo di matrice islamica e dalla gestione dei fenomeni migratori.
«Il preside – ha spiegato Pittoni - ha detto che, nonostante gli sforzi, deve amaramente constatare la diffusione tra nostri studenti di sentimenti ostili ai musulmani dopo che i jihadisti dell’Isis hanno scatenato la loro guerra totale. Gli insulti razzisti sono divenuti pratica corrente e talvolta dalle parole si è passati ai fatti. Ma il problema è che si è concentrata l’attenzione sugli autori materiali di massacri come quello di Parigi, dimenticando le centinaia di migliaia di manifestanti che da anni, anche in Paesi islamici da alcuni definiti “moderati”, invocano la testa di chi critica la loro religione. C’è una fetta di mondo in cui a scuola, dalla più tenera età, si insegna odio per le altre culture predicando violenza. E’ quindi nostro preciso dovere gestire l’immigrazione, a ogni livello, avendo ben chiaro che le differenze possono convivere solo in presenza di un sufficiente grado di compatibilità. Altrimenti lo scontro diventa inevitabile».
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