Nelle mura tracce di un’Italia dimenticata

Palmanova: in una boccetta di profumo incastonata nei mattoni trovato un foglio scritto nel 1955 da quattro operai

PALMANOVA. Una boccetta in vetro, color ambra. All’interno, un foglio di quaderno a righe, slabbrato ai bordi. L’inchiostro blu, sparso un po’ ovunque dal tempo e dall’umidità, restituisce emozioni di un’altra epoca. Una sorta di “capsula del tempo”, che scatta un’istantanea sull’Italia di sessant’anni fa, è riemersa durante i lavori sulla cinta muraria, a fianco di porta Udine, a Palmanova.

Gli addetti della Lepsa di Roma (ditta che si occupa di restauri monumentali e archeologici) stavano rimuovendo delle stuccature improprie realizzate nel corso di un precedente restauro. Dietro un mattone, la sorpresa: una bottiglietta, probabilmente di profumo (si legge la scritta “Acqua orientale”), nella quale era contenuto un foglio scritto dagli operai che nel 1955 eseguirono il restauro.

Ma sono i contenuti di quel breve testo a emozionare: perché furono scritti non tanto (o non solo) per tramandare ai posteri un intervento di restauro, ma per fissare in poche righe le caratteristiche di un’epoca. Ne emerge un ritratto dell’Italia di allora, del contesto internazionale, del clima politico.

A dare notizia del ritrovamento è stata l’architetto Maria Giulia Picchione, Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, nel suo intervento al convegno “L’architettura militare di Venezia in Terraferma e in Adriatico fra XVI e XVII secolo”, apertosi ieri a Palmanova.

L’architetto ha rimarcato l’importanza di richiamare l’attenzione, anche internazionale, sull’urgenza di intervenire per la tutela di Palmanova («città unica al mondo»). La Soprintendente ha presentato l’esperienza del cantiere (di cui è direttore lavori) in corso a lato di porta Udine. Si tratta di un intervento urgente per la messa in sicurezza di un tratto di mura, dalla porta fino all’orecchione del baluardo Grimani.

E’ in quel contesto che è avvenuto il curioso ritrovamento che permette un salto nel tempo: siamo nell’agosto 1955, quando, per conto delle Belle Arti di Venezia, si stavano eseguendo dei lavori sul manufatto. Si legge nel testo: “Siamo nel Era Democrazia Cristiana in epoca di Guerra Fredda tra America e Russia, i due grandi continenti desiderano fare la pace per la causa dell’atomica ordigno pericoloso come disfatta dell’umanità scienziato Enrico Fermi, Ainstain oggi già morti si tratterebbe a fare una guerra dopo si combatterebbe con le fionde Epoca 4 mille anni addietro.”

E dopo aver descritto, in quest’italiano stentato, il clima e le paure dell’epoca, i quattro autori si firmano: si tratta di tre muratori della zona, uno di Griis di Bicinicco, uno di Felettis e uno di Santa Maria la Longa (i loro nomi potrebbero essere Luigi Querici e Santo e Arturo Dorigo Viani) e di un manovale calabrese (Giuseppe Carbone).

Nel testo si ricordano il presidente Gronchi, il Capo dello Stato Segni e si conclude: “L’Italia colonia Americana Viva l’Italia Abbasso il Fascismo, speriamo quando questo biglietto lo troveranno, che il Socialismo trionferà per tutto il mondo pace e libertà ai popoli.”

Il ritrovamento, dal sapore romantico, è stato reso possibile proprio nell’ambito di un intervento di recupero, iniziato in primavera, sul quale la Soprintendenza ha investito oltre 300.000 euro.

Per salvare il paramento murario dalla vegetazione infestante e da possibili crolli sono state effettuate operazioni di pulizia, di rimozione di inappropriati interventi, si sono utilizzati, dove possibile, i mattoni caduti sul posto, oppure si sono adoperati materiali studiati nella loro composizione, misura e colore.

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