Nella rete finisce anche il bracconiere colto in flagranza

MAJANO. Bracconaggio, due maxi-interventi della polizia provinciale. Scoperto un impianto per l’uccellagione a Rive d’Arcano e un uomo è stato colto in flagranza di reato a Majano. Gli agenti di Palazzo Belgrado, guidati dal comandante Stefano Verri, hanno dato immediata comunicazione alla Procura del reato che ha rilevanza penale e hanno anche sequestrato tutto il materiale oltre a decine di animali detenuti illegalmente, immediatamente rimessi in libertà.
A Rive d’Arcano le pattuglie, intervenendo su una proprietà privata, hanno trovato un impianto di uccellagione con reti, vergoni e panie invischiate. Sono state trovate anche numerose gabbie al cui interno erano rinchiusi merli, tordi, cardellini, fringuelli, lucherini e frosoni usati come richiami vivi per aumentare le catture.
Le sanzioni possono arrivare fino all’arresto, sia per la pratica dell’uccellagione sia per la cattura e per la detenzione illegale di specie di avifauna protette.
Nel secondo intervento è stato colto in flagranza di reato un bracconiere che aveva sistemato alcune reti per l’uccellagione nell’orto della propria casa. Sul posto c’erano anche alcune gabbie con uccelli da richiamo. Nel corso dell’intervento gli operatori hanno trovato impigliate nelle reti due cinciallegre che sono state reintrodotte in natura e una capinera.
Complessivamente, nelle due operazioni, sono state trovate 120 panie invischiate e no, oltre a 31 uccelli vivi liberati sul posto. C’erano pure due vergoni invischiati, quattro reti per l’uccellagione, quattro fringuelli, due cinciallegre, due frosoni, sei lucherini, due cardellini, sette tordi bottacci, un tordo sassello, un merlo e una capinera, purtroppo già morta.
Michela Zanutto
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