Nel ’98 la Popolare Udinese capitolò, rinunciando all’autonomia e alla banca unica regionale

Gli anni 90 sono stati, per il mondo del credito, il periodo delle scelte strategiche di fronte a un mondo, quello bancario, che stava evolvendo verso nuovi modelli

UDINE. Gli anni 90 sono stati, per il mondo del credito, il periodo delle scelte strategiche di fronte a un mondo, quello bancario, che stava evolvendo verso nuovi modelli e si stava attrezzando per la sfida globale. Il Friuli Venezia Giulia per un po’ è stato alla finestra, poi è divenuto terreno di conquista.

E del progetto - accarezzato dalla politica che scese apertamente in campo a sostegno di un’alleanza tra Bpu, FriulAdria e Popolare di Cividale, impegnandosi a far entrare nella partita anche Friulia e Mediocredito - della “banca regionale” che mettesse insieme prima le Casse di risparmio, poi le Popolari, non se ne fece nulla. Soprattutto quando, a cedere le armi, fu la Banca Popolare Udinese.

Un secolo di storia alle spalle in un territorio ricco di Casse rurali e di Popolari, Bpu cedette alle lusinghe della Popolare di Vicenza.

La banca berica, che aveva messo piede in Fvg acquisendo nel 1996 la Banca Popolare di Trieste, avanzò una proposta innegabilmente interessante sotto il profilo economico, davanti alla quale il presidente Alberto Tonazzi (recentemente scomparso e ricordato come l’ultimo difensore dell’autonomia dell’istituto) dovette cedere. Il percorso prevedeva prima la trasformazione della Popolare Udinese in società per azioni, su cui la Popolare di Vicenza avrebbe lanciato un’Opa, Offerta pubblica di acquisto, su almeno il 51 per cento delle azioni.

L’operazione iniziò il 5 maggio del ’98 per concludersi 20 giorni più tardi, e aveva un valore di circa 604 miliardi di lire per l’intero capitale sociale.

Ai poco meno di 9 mila soci della Popolare Udinese, la Vicentinà offrì 23 mila 500 lire per azione in contanti, riservando loro il diritto di reinvestire il ricavato per diventare soci della banca veneta. L’operazione - lo dice la storia - ebbe successo, e la stragrande maggioranza dei soci della Popolare Udinese si riversò nella Vicentina, se è vero che ancora oggi gli azionisti di Bpvi sono numerosi: oltre 12 mila, con l’11 per cento del capitale della Spa. (e.d.g.)

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