Il ruolo dell’ospedale di Udine dopo il terremoto del ’76: inaugurata la mostra multimediale

La mostra è stata allestita nei nuovi spazi del Centro unico di prenotazione (Cup) all'interno del padiglione 1 del Santa Maria della Misericordia

Chiara Dalmasso
L'inaugurazione della mostra in ospedale (Petrussi)
L'inaugurazione della mostra in ospedale (Petrussi)

Il filo che lega il passato al presente si rinsalda in una promessa futura: il sistema sanitario regionale, così come fu capace di prendersi cura delle persone nel 1976 e negli anni successivi, continua e continuerà a farlo, rispondendo ai bisogni di una comunità che cambia e migliorando servizi e accessibilità. Ecco perché la decisione di affiancare al taglio del nastro ufficiale del nuovo Cup l’inaugurazione della mostra multimediale dedicata al terremoto che colpì il Friuli cinquant’anni fa. «Un’iniziativa che si inserisce in un anno molto intenso» ha detto il rettore Montanari, «e che grazie all’efficacia del racconto riporta a quei mesi tremendi, stimolando memoria e riflessione e spiegando con chiarezza alle nuove generazioni che cosa fu il sisma del ’76».

Accogliente e più sicuro: il Cup dell’ospedale di Udine si è rifatto il look
Il nuovo Cup (Petrussi)

L’idea

L’esposizione, ideata dall’Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale (AsuFc) e dall’università di Udine, si sostanzia in un percorso immersivo, realizzato grazie al Digital Storytelling Lab (Dsl) e al Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, con la collaborazione, tra gli altri, del Messaggero Veneto e del comitato della Croce Rossa di Palmanova e Udine.

 

L’allestimento

La mostra multimediale, fatta di fotografie, video, riproduzioni di pagine di giornale, podcast e audio, è disposta secondo un allestimento scenografico che inizia già nell’atrio del padiglione 1, dove si trovano un mezzo storico della Croce rossa e una tenda dell’epoca. Prosegue poi all’interno del Cup, ripercorrendo il sisma dal punto di vista medico-sanitario, mettendo al centro il ruolo svolto dall’ospedale di Udine, dagli operatori sanitari e dalle strutture assistenziali che, nei giorni dell’emergenza, furono chiamati a garantire cure e soccorso alla popolazione colpita.

Percorsi narrativi

Come spiegato dalla professoressa Mariapia Comand, direttrice del Dsl, l’esposizione propone un viaggio attraverso quattro percorsi narrativi. I filmati recuperati dagli archivi dell’epoca ricostruiscono l’arrivo dei soccorsi e le prime fasi dell’emergenza; le pagine animate del Messaggero Veneto ripercorrono il susseguirsi delle notizie che accompagnarono quei giorni drammatici; un podcast raccoglie le testimonianze e i ricordi dei professionisti sanitari che operarono sul campo; infine, un video infografico illustra l’impatto del terremoto sugli ospedali del territorio e racconta come quella esperienza abbia contribuito allo sviluppo di nuovi modelli organizzativi e di risposta alle emergenze sanitarie.

Il contesto

Accanto alla mostra multimediale c’è la ricostruzione del contesto operativo dell’epoca, realizzata grazie alla collaborazione del Comitato della Croce Rossa italiana di Palmanova. Mezzi storici, strumenti e presidi sanitari ricreano infatti una vera e propria scena dell’emergenza del 1976, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva che permette di comprendere la complessità dei soccorsi e l’impegno profuso da operatori e volontari.

L’ospite

Protagonista dell’inaugurazione è stato il dottor Massimo Barra, tra i primi soccorritori ad arrivare nelle zone terremotate con le colonne mobili della Croce Rossa italiana. All’epoca aveva 28 anni e partecipò direttamente alle attività di assistenza alla popolazione colpita dal sisma. Medico, volontario e dirigente di rilievo internazionale, Barra ha dedicato la propria vita alla Croce Rossa, ricoprendo negli anni numerosi incarichi fino a diventarne presidente nazionale.

«A Roma non capirono immediatamente che cosa fosse successo» ha ricordato. «Noi fummo convocati dal presidente dell’epoca, e arrivammo qui nelle prime ore dopo le scosse di maggio» ha aggiunto, chiarendo che «una lezione che abbiamo imparato è che le catastrofi sono il problema del giorno prima e non del giorno dopo: gli interventi devono durare anni e devono dare frutti, come accadde in Friuli». Tornare a Udine, per Barra, è una grande emozione: «Al posto del padiglione 1 c’era il nostro quartier generale, è cambiato tutto in meglio, a riprova che anche i terremoti diventano occasione di sviluppo». —

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