Morti 30 anziani alla casa di riposo di Cividale: erano positivi al Covid. La presidente: aiuti arrivati tardi

CIVIDALE. Sono ormai una trentina gli ospiti contagiati dal Covid e morti nella Casa per anziani di Cividale, dove i positivi risultano 90, numero peraltro soggetto a continue oscillazioni. Il pesantissimo bilancio, che ha infranto quella situazione di calma apparente in cui la struttura si trovava fino a un paio di settimane fa, è stato divulgato ieri dalla presidente del Cda dell’Azienda di servizi alla persona, Piera Beuzer, che dà voce allo sconforto e al senso di profonda impotenza di tutto lo staff della Casa – nella quale alloggiavano circa 230 persone, numero ora ridottosi sensibilmente – di fronte alla drammatica piega presa dagli eventi nel giro di una manciata di giorni. La quotidianità, scandita da «un ininterrotto positivizzarsi e negativizzarsi», è ormai costantemente segnata da lutti legati anche al coronavirus, che su soggetti già di per sé molto fragili ha purtroppo un effetto fatale.
I decessi
«Ci sentiamo impotenti», ribadisce affranta la presidente, spiegando che le ripercussioni del virus su anziani fiaccati dall’età e da varie patologie si stanno rivelando incontrastabili. Al momento sono sette gli ospiti ricoverati in ospedale, mentre i positivi rimasti nella Casa di riposo non accusano sintomi da Covid-19 particolarmente pesanti, ma il contagio rappresenta appunto l’aggravante. «Si spengono, letteralmente», commenta Piera Beuzer, il cui pensiero corre ai parenti degli anziani, costretti allo strazio del forzato distacco dai propri cari. «È terribile», dice.
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Lo sfogo della Presidente
Ci sono delle responsabilità, alla base di quello che sta accadendo? Beuzer non lancia accuse esplicite e dirette, ma certamente si sbilancia più di quanto mai fatto finora. La sintesi è che le strutture assistenziali per anziani, realtà fragili per eccellenza, avrebbero avuto bisogno di ben altra attenzione e pianificazione. «Ci siamo trovati ad affrontare un’emergenza epocale senza il necessario supporto», commenta Beuzer, ricordando che il medico internista è una conquista di pochi giorni fa appena e che lo stesso vale per l’appoggio dell’infettivologo. La loro presenza, che è indispensabile, avrebbe dovuto essere garantita – fa intendere la presidente della Casa per anziani – molto tempo prima di quanto avvenuto.
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Il ritardo nelle comunicazioni e la mancanza di personale
Ulteriore nota dolente, che si trascina nonostante gli appelli ripetutamente lanciati, è il ritardo nella comunicazione degli esiti dei tamponi cui vengono sottoposti anziani e personale: i risultati di quelli eseguiti il 5 novembre, per esempio, sono arrivati appena venerdì 11. «Sei giorni di attesa non sono ammissibili», attacca la presidente, snocciolando la lista delle inevitabili complicanze derivanti dalle tempistiche dilatate.
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Ad appesantire ancor più il quadro è l’organico ridotto: le assenze degli operatori colpiti dal Covid e non rimpiazzati, perché non si riesce a reperire sostituti, stanno costringendo gli infermieri in servizio a turni massacranti, che si protraggono fino alle 12 ore e che stanno facendo diventare un miraggio i giorni di riposo. «Per coprire le assenze il personale sta compiendo uno sforzo immane, con ritmi insostenibili», conferma la presidente. Che rinnova il ringraziamento ai dipendenti per «abnegazione, senso di responsabilità e professionalità dimostrate».
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