"Mopbike", le bicilette artigianali di un giovane pordenonese

PORDEONE. «Prima di un’azienda è una passione. Una passione per le belle cose, quelle funzionali, di qualità, esclusive e Made in Italy, vere». Massimo Pavan, 42 anni, di Pordenone, introduce così Mopbike, la sua nuova (e seconda) creatura: «Nasce dall’unione del mio nome, Massimo Ottavio Pavan, e da una delle mie più grandi passioni, la bicicletta. Con gli anni, spinto dalla mia curiosità e voglia di sperimentare, ho sviluppato l’idea di far diventare questo mio interesse qualcosa di più concreto».
Così, mettendo assieme la capacità di rendere su carta ciò che frulla nella mente «con quella di sporcarmi le mani realizzando quello che la mia mente ha partorito», a metà del 2014 è nata Mopbike.
«È una piccola realtà che produce biciclette artigianali nel Nordest Italia e sostenitrice di questo mezzo: ecologico, economico e salutare e per questo “Urban utility bike” è la mia visione della bicicletta. Un mezzo particolare nella sua mescolanza tra la bicicletta snella, veloce, agile e minimale unito a quegli aspetti di design, utilità, sicurezza e qualità che l’uso quotidiano richiede».
«Ci pensavo da diversi anni. Viaggio molto, con mia moglie Francesca Valvasori, e il mio sogno era di avere un marchio tutto mio. Mi sono così “inventato” produttore di biciclette artigianali fondando e autofinanziando un’azienda. Avrei potuto tranquillamente partire dall’Austria, dai suoi vantaggi fiscali, ma ho voluto restare qui, partire da Pordenone che è la terra dove sono nato e dove mi sono formato e dove voglio che resti il laboratorio».
A metà settembre Massimo Pavan ha portato i suoi primi modelli al Cosmobike di Milano, il salone internazionale delle due ruote. Ed è stato un successo. Sinora i prodotti sono sei, tre modelli per uomo e tre per donna (marchio brevettato e depositato): elettrico, monomarcia, otto rapporti.
«Parole quali eleganza, ricercatezza e design sono strettamente correlate a qualità, sicurezza e usabilità. Una bicicletta costruita per durare. Le geometrie studiate sono un ottimo compromesso tra una bicicletta da corsa e una citybike. Il telaio, fatto a mano, impiega tubazioni in allumino a spessore variabile: il peso è fondamentale per mantenere il mezzo agile e veloce ma al contempo robusto e sicuro».
Il modello ibrido è dotato del sistema di spinta brevettato dal politecnico di Milano (Zehus), una tecnologia che ottimizza l’energia dell’utente durante la pedalata e ricarica la batteria; si comanda dallo smartphone. «Sinora ne ho prodotte quindici: faccio tutto dal disegno (prima di cominciare ne ho “studiate” più di 400, le geometrie sono fondamentali) dei telai alle geometrie e scelte tecniche, esclusa la saldatura che ho affidato a un artigiano specializzato».
Per i lucchetti Mopbike collabora con due start up americane. «Curiamo molto l’assemblaggio: è come costruire un’auto, il montaggio è la fase critica».
Francesca Valvasori si occupa delle relazioni e degli acquisti e vendite, «che avvengono on line o direttamente, non attraverso i canali tradizionali». Il mercato si sviluppa tra Centro e Nord Europa «con un occhio di riguardo all’Italia».
La bicicletta «è un mezzo economico, che non ha spese o costi di proprietà, a bassa manutenzione e vita lunghissima. Io punto a far capire il mezzo e i suoi vantaggi, a 360°, a farla utilizzare con gusto e piacere».
Massimo Pavan ha scelto di pensare e produrre, nel suo piccolo, a Pordenone. «Il made in Italy è uno dei marchi più diffusi e stimati al mondo. Io credo nella nostra città e spero di avere fatto la scelta giusta, così come con l’altra mia società, quella di consulenza e marketing».
Tempi di consegna? «Due mesi, circa. E’ una questione di artigianalità del mezzo, ci crediamo molto». Costi? «Dai 1.700 euro per la base ai 3 mila 400 circa per quella elettrica, che pesa 8 chili e non gli 11,9 medi». A Londra, la consegna ad un archistar è avvenuta personalmente: «Sì, sono andato di persona. Ha creduto in questo progetto».
E’ stata la coppia a collaudare il primo prototipo di bicicletta Mopbike, in alluminio e carbonio, leggera: «Nel 2014 abbiamo percorso, in camper, 4 mila chilometri in Europa; ebbene, tra quelli, 600 chilometri li abbiamo fatti pedalando, toccando cinque stati». Da quella esperienza è nato un libro fotografico, che si trova all’indirizzo http://issuu.com/mopbike/docs/book-christiania-mopbike.
«Ho realizzato un sogno, quello di pensare, progettare e realizzare un’idea. Pordenone – conclude Massimo Pavan – è il laboratorio che, senza contributi, mi permette di mostrarlo. E di crederci».
Il prossimo obiettivo? «Per il 2016 svilupperemo un nuovo modello, adatto al fuori strada». (e.l.)
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