Mobili pagati e mai consegnati
Bertagno: «C’è una famiglia pordenonese che attende da un anno una cucina su misura»
Un anno senza mobili, mobili pagati in anticipo e mai arrivati, oppure recapitati una prima volta con le misure sbagliate e mai più riconsegnati. Si moltiplicano i casi di persone costrette a rivolgersi all’Adiconsum a causa di mobilifici – di Pordenone e provincia – che, oltre a consegnare la merce con notevoli difetti o in tempi biblici, negano qualunque assistenza ai clienti, «a volte persino maltrattandoli verbalmente», racconta Lucia Bertagno. Più che le parole parlano gli esempi. Uno simbolico: il mobilificio consegna i mobili di un salotto, ma quando i tecnici vengono a montarlo si accorgono che l’angolare ha le misure sbagliate. Passano i mesi, il cliente si trova senza spazio per mettere il servizio di piatti o la tv e il pezzo nuovo non arriva. «C’è una persona – racconta Bertagno – che dopo un anno si è sentita dire che la ditta non produce più quel mobile. Cosa deve fare a questo punto?». I mobilifici non offrono soluzioni e il più delle volte ignorano il cliente. «Le lettere che vengono mandate dal cliente per richiedere informazioni e soluzioni non vengono nemmeno prese in considerazione», dice Bertagno. Ci sono situazioni, però, ben più gravi, arredamenti di intere stanze che non arrivano dopo essere stati profumatamente pagati. C’è una famiglia che ha acquistato una cucina su misura in un mobilificio della città e la attende da un anno. Questo significa di fatto vivere accampati in casa, cucinare su fornello da campeggio, lavare i piatti in vasca da bagno, non avere ripiani e mobili per conservare la spesa, né tanto meno elettrodomestici. «Sarebbe già una condizione intollerabile per adulti, considerato poi che ci sono dei bambini – sottolinea Bertagno – il caso è ancora più grave». Dal mobilificio nessun tipo di rassicurazione o di scrupolo. «L’aspetto paradossale – prosegue la responsabile di Adiconsum – è che spesso i clienti vengono addirittura maltrattati verbalmente se si permettono di chiedere spiegazioni al negozio». Se le lettere e le “buone maniere” non sortiscono effetto non rimane altro che fare causa visto che non soltanto i clienti pagano per merce che di fatto non ricevono, ma il mancato recapito crea loro danni: si ritrovano senza un bene necessario e non possono acquistarne un altro perché il budget a disposizione è già stato investito nel primo acquisto. «E’ possibile che le persone siano costrette a ricorrere a un avvocato per risolvere questi casi?», rilancia Bertagno. L’associazione dei consumatori avverte inoltre di fare attenzione alle promozioni e liquidazioni dei mobilifici. «Nelle fabbriche o nei negozi in cui la merce è in liquidazione è ancora più facile prendere una fregatura – mette in guardia Adiconsum –. O una persona decide di comprare un oggetto o un mobile che sa per certo si adatterà alla sua casa o è meglio rinunci all’affare. Le fabbriche in liquidazione non sono in grado di fornire mobili su misura perché spesso quando il cliente compra la produzione è già terminata». A quel punto ci si trova con un contratto già pagato, ma senza possibilità di ricevere il bene acquistato. In questo caso non resta che sperare nella procedura di fallimento, ma le chance di recuperare il credito sono ben poche.
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