Minacce alla ex: i giudici in Appello condannato l'attore Max Zago

UDINE. La Corte d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza pronunciata il 7 gennaio 2019 dal tribunale di Udine nei confronti del 52enne pordenonese Massimiliano Zago, in arte Max, condannato a due mesi di reclusione, al risarcimento del danno subìto in separato giudizio e al pagamento delle spese processuali in relazione all’accusa di minacce nei confronti dell’ex moglie. È stata lei, una 43enne residente nell’hinterland udinese, a cercare giustizia per anni di prepotenze vissute a causa dell’ex coniuge attraverso le denunce confluite in due distinti procedimenti penali, nei quali la donna, assistita dal suo avvocato di fiducia Carlo Monai, si è costituita parte civile, chiedendo un risarcimento pari a 5 mila euro.

A carico dell’attore Max Zago, originario della provincia di Pordenone, ma ormai di casa in Cina, dove lo ha condotto la sua carriera cinematografica, c’era l’accusa di aver inviato alla sua ex compagna frasi minacciose attraverso una serie di e-mail risalenti al 15 aprile del 2014.

La coppia divorziò nel 2013, dopo nove anni di separazione e, secondo quanto sostenuto dall’accusa, Zago si trasferì in Cina, ma non accettò il definitivo scioglimento del rapporto, né la nuova relazione intrapresa dalla ex moglie, tant’è che, come riferito dall’ex moglie, cominciò a tempestarla di telefonate ed e-mail attraverso le quali minacciava di morte lei e il suo compagno.

Fino al 15 aprile, quando via posta elettronica le prospettò un rientro in Italia: «Ho una bruttissima notizia per te e soprattutto per tuo marito indovina... prepara i miei soldi...sai io sono a 117 kg...fossi in te scapperei» scrisse. La querela fu presentata il giorno dopo in questura. Zago, assistito dal difensore Filippo Mansutti, fu condannato dal giudice Francesca Gobbo e impugnò quella sentenza dinanzi ai giudici della Corte d’Appello. La difesa eccepiva l’assenza di prove sulla reale provenienza di quelle e-mail, visto che non erano state condotte indagini sulla titolarità dell’account dal quale erano partite, chiedeva la riforma della sentenza e l’assoluzione di Zago anche in virtù del fatto che le presunte minacce erano riassunte in tre e-mail successive inviate in un’unica giornata.

Motivazioni che non sono bastate a convincere i giudici e a evitare a Zago la condanna.

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