Migranti, chiusa la rotta dei Balcani: Friuli a rischio

Effetto domino dopo lo stop della Slovenia. Emiliano: «In Puglia possibili 150mila arrivi»

ROMA. La rotta dei Balcani, la lunga traiettoria seguita dai migranti per raggiungere l’Europa occidentale, battuta da centinaia di miglia di persone, è definitivamente sigillata. Il rischio che si riattivi la via del Mediterraneo e che si aprano nuove rotte, arrivando in Friuli risalendo la Penisola, diventa sempre più tangibile.

Una dopo l’altra, Slovenia, Serbia, Croazia e Macedonia, annunciano la chiusura delle frontiere, con il passaggio consentito solo a chi ha passaporti e visti validi per entrare nell’area Schengen o a coloro, precisa Lubiana, che intendono chiedere asilo nel Paese o a chi necessita di assistenza umanitaria.

La Slovenia è la prima, le altre capitali seguono. La Croazia avvia il respingimento in Grecia dei 408 migranti che si trovano nel centro di accoglienza di Slavonski Brod, nell’est, mentre l’Ungheria proclama lo stato di crisi in tutto il territorio, con un inasprimento della vigilanza lungo il confine meridionale e la mobilitazione di 1500 agenti di polizia e militari.

«Non sappiamo come reagiranno i migranti che si trovano tuttora in quei Paesi, nell’area balcanica ci sono circa 10mila rifugiati» spiega il ministro dell’Interno Sandor Pinter, ribadendo che Budapest erigerà un muro anche al confine con la Romania nel caso in cui il flusso di spostasse lungo quell’asse.

La Macedonia nega però di aver chiuso la frontiera, spiegando che lo stop agli ingressi è dovuto al blocco di Slovenia, Croazia e Serbia, che impedisce di fatto ai rifugiati di lasciare il Paese: i migranti, non potendo uscire, non vengono lasciati entrare.

In Grecia sono 40mila le persone “intrappolate”. Di queste, circa 15mila si trovano da settimane al confine di Idomeni, in condizioni disumane. La cancelliera Angela Merkel critica lo sbarramento della rotta balcanica: «Questa non è la soluzione - dice -. Naturalmente arrivano in Germania meno migranti, ma non possiamo farci belli in 27 Paesi e lasciarne uno solo con i problemi» conclude con lo sguardo rivolto ad Atene.

Ma la decisione di chiudere la rotta balcanica, tuttavia, è «una scelta comune dei 28» spiega il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a cui è affidato il compito di elaborare il testo dell’intesa con la Turchia in vista del summit dei leader in programma la prossima settimana.

Anche la Commissione europea, con la portavoce Natasha Bertaud, conferma che la Slovenia «ha informato Bruxelles e i Paesi vicini» e che «questo è in linea con le conclusioni del vertice Ue del 18 e 18 febbraio, reiterate il 7 marzo: stiamo tornando a una situazione in cui tutti gli Stati stanno applicando in pieno il codice Schengen, mettendo fine all’ “approccio a ondata”».

Questo nonostante la Commissione sia consapevole della possibilità di una pericolosa «frammentazione» della rotta, al punto da avere esteso le videconferenze con i Balcani occidentali anche ad altri Paesi, come Albania e Bulgaria. Anche Estonia, Lettonia e Lituania stanno pensando a blindarsi, mentre un aereo di Frontex sta già sorvegliando il tratto di mare tra Albania e Italia.

«La creazione di tante barriere sta creando una sorta di imbuto in cui la Grecia resta isolata, ed è ipotizzabile che attraverso un passaggio in Albania possa determinarsi una nuova rotta adriatica» conferma durante l’audizione in Parlamento il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione. Lancia l’allarme anche il governatore pugliese Michele Emiliano: «È probabile che in Puglia questa estate arrivino 150 mila persone. Siamo in attesa di ricevere indicazioni dal governo».

Nel nostro Paese da gennaio sono sbarcate 9.307 persone, in aumento rispetto alle 9.117 del 2015, mentre 16.080 sono state le richieste d’asilo. Secondo una proiezione del Viminale, a fine anno si potrebbero arrivare a 80mila. «La tabella di marcia della Ue è superare il mosaico di decisioni unilaterali e arrivare al ripristino della piena operatività di Schengen entro il 2016» dice il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che oggi sarà a Bruxelles per la riunione del Consiglio dell’Interno.

L’intesa con la Turchia però non piace all’Europarlamento, che dopo la bocciatura arrivata dall’Onu chiede chiarimenti, ribadendo che è necessario rispettare le norme internazionali sul diritto d’asilo e che i negoziati sull’adesione di Ankara alla Ue e la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi non devono essere collegati alla questione dei migranti.

Al centro del dibattito ieri anche le minacce alla libertà di stampa in Turchia e il trattamento riservato alla minoranza curda. «Nessun assegno in bianco» e «nessuna negoziazione sui diritti» ripetono i principali gruppi politici, dai popolari, ai socialdemocratici, ai conservatori. Richiesta di spiegazioni anche sui fondi stanziati per i rifugiati in Turchia: un miliardo sui tre promessi arriva dall’ormai esangue bilancio comunitario.

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