«Mia sorella temeva il vicino e gli chiese se voleva aiuto»
. Sabina Trapani aveva timore potesse accaderle qualcosa di molto grave. Dieci giorni prima di trovare la morte a Gorizia aveva confidato ai familiari che il comportamento dell’inquilino al piano di sotto non la rendeva tranquilla. Anzi aveva chiesto a Fabrizio Facchettin, che conosceva da poco, se avesse bisogno di aiuto.
Lo hanno confidato ieri alcuni dei familiari, riuniti in via don Dossetti, nel rione di Sansonessa. «Sinceramente rimaniamo sbalorditi dopo quanto accaduto – ha riferito il fratello più grande Maurizio Trapani, che si divide tra Caorle e Fossalta – spero si faccia chiarezza». In particolare, un episodio dovrebbe far riflettere. Per giorni Facchettin, come in preda a un delirio, si è messo a urlare a tutte le ore del giorno, frasi sconnesse. Lo ha fatto, sembrerebbe, anche in piena notte. «A quel punto mia sorella ha perduto la pazienza e ha affrontato l’inquilino del piano di sotto come lei sapeva fare. Era molto diretta. Gli ha fatto presente che lui aveva in quel momento bisogno di aiuto e che doveva farsi assistere. Lui avrebbe risposto dicendo di stare benissimo. Siamo sconcertati».
Sulla storia d’amore con Miha Ursic, Sabina non si è mai sbilanciata. Miha aveva studiato a Venezia all’Accademia delle Belle Arti, e proprio durante la permanenza nel capoluogo lagunare aveva conosciuto Sabina Trapani, che per un periodo ha frequentato architettura dopo il diploma al Liceo Artistico.
«Miha era un grande pittore e incisore – ha raccontato la sorella di Sabina, Virna Trapani – abbiamo dei loro ritratti. Quello di Sabina è perfetto: sembra davvero lei».
Quello della famiglia Trapani, cresciuta vicino al condominio Pigiama in una villetta, è uno strazio difficile da descrivere. Giovedì sera hanno raggiunto l’ospedale di Gorizia per il riconoscimento. «Sembrava dormisse – continua Virna – non si sarebbe accorta di nulla». Ieri i familiari si sono recati tra negozi per acquistare degli indumenti. Nell’esplosione sono andati dispersi tutti gli abiti di Sabina e non sanno come vestirla per il funerale.
«Era felice – confidano ancora – dopo Venezia, ha trovato la sua strada diplomandosi come designer. Si era formata a Perugia e a Palermo, e poi si è stabilita a Gorizia». Sabina lavorava allo studio di architettura Fabris di Latisana. Da Gorizia scendeva in automobile fino a Cervignano, arrivava in treno al lavoro e poi rientrava a casa. A Caorle gli amici della classe 1976, cui apparteneva Sabina, hanno promosso una raccolta fondi in vista del funerale. Tutti possono aderire, rivolgendosi alla locanda da Enos in via Serenissima all’angolo di via Dal Moro.
Resta da scegliere la chiesa delle esequie, la cui data non è stata fissata. La salma resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha deciso di non eseguire alcuna autopsia. —
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