«Mi avevano appena salutato, sono distrutto»

Il maestro Marcuz: «Li conoscevo, erano belli e affiatati». Un papà ha sentito un rantolo dall’auto
OMICIDIO SUICIDIO PARCHEGGIO DEL PALASPORT
OMICIDIO SUICIDIO PARCHEGGIO DEL PALASPORT

PORDENONE. Dino Marcuz arriva trafelato nel parcheggio restrostante la palestra. Il maestro Marcuz, coordinatore nazionale degli insegnanti tecnici, un simbolo della pesistica pordenonese e italiana, si prende la testa tra le mani, sconvolto. «Non ci posso credere, non posso credere che sia successo».

Si arresta, quindi riprende: «Ci eravamo visti mezz’ora prima, ci eravamo lasciati con un arrivederci. Nulla che facesse presagire quanto è accaduto». Li conosceva bene Trifone e Teresa? «Li conoscevo ed erano una bella coppia, una coppia affiatata. Ma adesso lasciatemi, non vogli parlare, cercate di capirmi».

Marcuz si avvicina ai carabinieri, quindi chiede di potersi sedere: lo fanno accomodare nell’auto di servizio. La notizia della tragedia lì, a due passi dalla palestra dove il giovane sottufficiale della De Carli di Cordenons era solito andarsi ad allenare, l’ha stravolto. Lui, un uomo tutto d’un pezzo, non sa capacitarsi di quanto accaduto.

Ragone frequentava da tempo la palestra di via Interna, per praticare il crossfit, attività sportiva che aveva abbracciato con passione. Si tratta di un programma di rafforzamento e condizionamento fisico di origine americana, il quale prevede l’utilizzo di pesi.

Era solito andare in palestra al termine della giornata lavorativa, e nell’attività sportiva ultimamente aveva coinvolto anche la compagna. Quest’ultima lo andava spesso a prendere in palestra, al termine dell’allenamento. Era accaduto anche ieri.

Ricordano alcuni compagni di allenamento di Ragone: «Abbiamo visto arrivare Teresa. Sono andati via assieme. Scherzavano, erano sorridenti. Ci siamo salutati». Un saluto che suona come un tragico addio.

Ad aspettare fuori dal palasport il figlio, c’era Lorenzo Predo. «Avevo parcheggiato la mia Punto lì vicino. Mi è parso di sentire un urlo di donna, una sorta di rantolo. Non ci ho fatto caso, anche perché nel parcheggio non ho visto nessuno né sentito altro, tantomeno colpi di pistola».

Anche due tredicenni, che stavano uscendo dalla palestra, sono passati davanti alla Suzuki Alto a delitto ormai avvenuto: «Abbiamo visto il finestrino rotto e due cadaveri all’interno». Poco dopo, l’arrivo del 118 e dei carabinieri, che hanno transennato il parcheggio, blindandolo sino a notte fonda.

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