Carne di maiale nelle scuole del Pordenonese, Basso: «Nessun divieto, ma apriamo un tavolo»

Polemiche sollevate da Lega e Futuro Nazionale sulla scelta di diminuirne il consumo nelle mense, il Pd: «La nostra identità è altro». Il sindaco: «Una scelta per la salute»

Dopo il caso delle donne velate da burqa e niqab, tocca alla carne di suino nelle scuole. Un nuovo caso politico, dopo quello che ha spinto il sindaco di Pordenone a prendere posizione sulle donne islamiche, in risposta allle richieste di Futuro Nazionale.

E questa volta il sindaco, pur respingendo la competenza in materia, apre al cambiamento: «Apriremo un confronto con l’Azienda sanitaria, affinché l’attenzione alla salute vada di pari passo con la valorizzazione dei prodotti tipici della nostra terra».

Il consumo ridotto di carne di maiale – previsto da oltre dieci anni nei menù stilati dall’Azienda sanitaria per ragioni legate alla salute dei bambini e anche alla difficoltà di reperire carni di suino da filiera biologica – ha subito generato una levata di scudi, che sa tanto di fibrillazione.

Nonostante nelle mense scolastiche ci siano commissioni – nominate dai consigli comunali – chiamate a controllare periodicamente menù e qualità, il clima preelettorale ha risvegliato la crociata politica per tutelare i prodotti tipici, a colpi di comunicati stampa.

Ha iniziato la Lega con il segretario regionale Marco Dreosto: «Per la Lega integrare non significa chiedere agli italiani di rinunciare alle proprie tradizioni. La scuola deve insegnare anche la conoscenza e il rispetto della cultura del territorio, non contribuire a cancellarla. Se qualcuno pensa che per essere inclusivi si debba progressivamente rinunciare alle nostre tradizioni, sappia che troverà la Lega fermamente contraria».

Futuro Nazionale, con i comitati 1495 e 102, intende promuovere una raccolta firme «per chiedere al Comune di Pordenone se sia vero che il consumo di carne di maiale è diminuita per la presenza di bambini islamici e, in caso affermativo, per sollecitare», specificano Danilo Narduzzi e Gianni Sartor, «che vengano preservati e valorizzati gli alimenti della nostra cultura».

Il coordinatore provinciale di Fdi, Emanuele Loperfido, ha aggiunto: «Certamente è giusto tenere conto dell’utenza e favorire la convivenza, ma non può essere la nostra cucina a dover fare un passo indietro».

Il Comune capoluogo, finito per primo nel mirino, ha risposto con una nota del sindaco Alessandro Basso: «Dal Comune di Pordenone non è mai partita alcuna direttiva, né alcuna indicazione, per escludere la carne di maiale dalle mense scolastiche. I menù vengono elaborati dall’Azienda sanitaria, che con grande attenzione alla salute dei più piccoli indica di privilegiare gli alimenti biologici, e la carne suina biologica è molto rara sul mercato, e di limitare gli insaccati in quanto prodotti trasformati. Si tratta quindi di scelte di carattere nutrizionale».

Ha però aperto al confronto con Asfo sulla valorizzazione dei prodotti locali. Il segretario del Pd, Fuasto Tomasello, risponde: «Apprezzabile in questo caso l’equilibrio del sindaco di Pordenone, che dovrebbe essere seguito anche da certi esponenti della destra. La prima preoccupazione di tutti dovrebbe essere quella di accertare che i nostri figli mangino cibi sani che li fanno crescere in salute. Invece dopo l’incubo burqa Lega e FdI imbracciano le armi in difesa del maiale. Spero non siamo arrivati al punto di affidare la nostra identità al prosciutto o al cotechino».

L’Asfo, che dà il via libera alla somministrazione dei menù nelle scuole, che vengono solitamente redatti dal Comune insieme alle ditte di ristorazione, però chiarisce: «La carne rossa, che sia di bovino o suino, nei piani alimentari delle scuole c’è e non è vietata. Da sempre viene somministrata in quantità limitate per motivi di salute, come dimostrano diversi studi».

Asfo, nelle procedure di valutazione, «tiene conto del rispetto dei parametri fissati dalla Regione, individuati sulla base di dati scientifici». L’orientamento è garantire ai bambini pasti sani e sostenibili, a basso impatto ambientale.

«Tra i criteri», fa sapere l’Azienda, «si inserisce anche la riduzione degli alimenti di origine animale per favorire le proteine vegetali, inserite in una dieta varia ed equilibrata». Spazio ai prodotti a chilometro zero, anche friulani, e poco lavorati, ma nessuna restrizione o divieto alla somministrazione delle carni rosse, tanto meno se di maiale.

«Come prevedono le linee guida, la carne rossa viene proposta ai bambini in quantità limitata», ha ribadito. «L’obiettivo è garantire un piano alimentare sano e variegato, che funga anche da orientamento alla famiglie per i principali pasti delle giornata».

 

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