Maurizio Landini: «Le parole di Michele sono un pugno in faccia»

Per il sindacalista è necessario "tornare a essere uno strumento per la gente". L’associazione “Aiutiamoci a vivere” tende la mano ai genitori
Un giovane davanti a una agenzia interinale ANSA/ FRANCO SILVI
Un giovane davanti a una agenzia interinale ANSA/ FRANCO SILVI

UDINE. Una mano tesa da chi, prima di loro, ha vissuto sulla propria pelle la tragica esperienza di un familiare o un amico che si è tolto la vita. Ai genitori di Michele, il 30enne friulano che ha deciso di farla finita schiacciato dal peso di un futuro all’insegna del precariato, l’aiuto arriva dalla Destra Tagliamento.

Le parole di Michele e le lettere dei lettori del Messaggero

«Ascoltiamo, non abbiamo pregiudizi, parliamo la stessa lingua – fa sapere la portavoce del gruppo “Aiutiamoci a vivere”, Caterina De Lorenzo, rivolgendosi ai famigliari del ragazzo, ma anche alla fidanzata –. Abbiamo letto le loro parole e ora il sentimento che predomina è quello della colpa».

Un sentimento normale ma ingeneroso a sentire De Lorenzo che, come gli altri componenti del gruppo di auto-mutuo aiuto, sa bene cosa significa trovarsi a fare i conti con la perdita di un proprio caro. E con una domanda destinata a restare senza risposta: perché? «Il motivo lo sa solo il cielo» aggiunge la donna citando il titolo del libro scritto da una mamma pordenonese reduce dalla stessa esperienza.

«Noi del gruppo siamo persone che hanno ricevuto grande aiuto per venire fuori dal dolore e oggi cerchiamo di far altrettanto con gli chi si trova nella stessa situazione». Nessuna forzatura ovviamente. Solo una porta spalancata. Per i genitori di Michele e per tutti quelli che volessero trovare un po’ di conforto nelle storie di chi quel tratto di strada, pendente come nessun altro, l’ha già domato.

«Parlavamo di Michele e il nostro psicologo (Antonio Loperfido) ci ha spronato a farci avanti. A dire che esistiamo. Quando ho perso mia figlia non sapevo cosa fare e per me trovare questo gruppo è stato determinante. Oggi può esserlo per altri» conclude De Lorenzo segnalando che gli incontri si tengono ogni mercoledì, al centro di salute mentale di Pordenone, dalle 18 alle 19.30.

Si uccide a 30 anni stanco del precariato e di una vita fatta di rifiuti, la lettera di Michele: "Non posso solo sopravvivere"

E di Michele ha parlato anche il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, a Udine per l’elezione del nuovo leader provinciale delle tute blu. «La sua lettera è un pugno in faccia, un colpo allo stomaco – ha esordito il sindacalista –. Quando senti che la precarietà porta le persone a ritenere addirittura che non c’è più ragione di vivere, allora questo non è più un problema solo di chi quel gesto drammatico l’ha compiuto, ma di noi tutti.

Soprattutto di un’organizzazione come la nostra – ha proseguito Landini – il cui fine è proprio quello di far sì che le persone possano realizzarsi lavorando. Il gesto di Michele ci dice che dobbiamo rafforzare la nostra lotta, tornare a essere uno strumento al servizio della gente. Dei giovani ma non solo, perché oggi – ha concluso Landini – la precarietà è un problema generalizzato, figlio di leggi sbagliate che permettono di sfruttare le persone».

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