Matrimoni gay: si decide caso per caso

Udine, Trieste e Pordenone, adottano la prudenza in attesa della legge. Intanto Honsell trascrive l’unione tra Adele e Ingrid
Di Giacomina Pellizzari
FOTO MISSINATO - ATAP CONFERENZA
FOTO MISSINATO - ATAP CONFERENZA

A Udine, Pordenone e Trieste la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero sarà valutata caso per caso. Così hanno deciso, ieri, i sindaci, Furio Honsell, Claudio Pedrotti e il vice di Cosolini, Fabiana Martini. I tre primi cittadini ritengono che il loro compito non sia quello di emanare «ordinanze dal valore erga omnes, visto che in particolare su questa materia la competenza non è dei Comuni, ma del Parlamento». In città a fare da apripista sarà l’unione tra l’udinese Adele Palmeri e Ingrid Owen celebrata in Sudafrica. In questo caso il Comune per accettare la domanda fa leva sul diritto internazionale privato e sul parere dell’ambasciata belga dove la coppia vive.

«La richiesta delle due cittadine, di cui una udinese, sposatesi in Sudafrica - spiega Honsell -, se saranno confermate alcune evidenze da parte dell’ambasciata belga, appare accoglibile sulla base di principi di diritto internazionale privato. Comunque la trascrizione non potrà produrre effetti significativi in assenza di una normativa nazionale». Si chiude così il caso della richiesta di trascrizione del matrimonio gay tra Adele e Ingrid che da oltre un anno e mezzo attende una risposta da parte del Comune.

Il vertice tra i sindaci dei tre capoluoghi di provincia governati dal centrosinistra con l’assessore ai Diritti, Antonella Nonino e la presidentessa della commissione comunale Pari opportunità, Sara Rosso, è stato convocato per discutere sulla trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni contratti all’estero tra persone omosessuali a seguito della campagna avviata in tutta Italia dall’Arcigay e Arcilesbiche.

«La mia posizione sui diritti civili è sempre stata chiara. Per questo motivo, anche in questo caso, il mio impegno sarà sempre e comunque quello di consentire alle persone il pieno raggiungimento dei loro diritti. La decisione presa dai tre Comuni capoluogo del Friuli Venezia Giulia guidati da giunte di centro sinistra, dunque, è quella di valutare in futuro caso per caso le singole richieste, senza per questo dover scrivere ordinanze o delibere sulla scia di quanto fatto, a esempio, da alcuni Comuni italiani come quello di Bologna» sottolinea Honsell soffermandosi «sull’importanza di riuscire a garantire i diritti reali alle persone fino a quando il Governo e il Parlamento non legifereranno in materia». Restando in attesa di una legge specifica, quindi, i sindaci vaglieranno le singole casistiche. In che modo lo metteranno per iscritto in una delibera che approveranno nelle prossime settimane. L’esecutivo del capoluogo friulano potrebbe farlo già stamattina nel corso della consueta riunione di giunta. Udine, come Pordenone e Trieste, ritiene «non opportuna» una dichiarazione universale: «La dichiarazione per la collettività spetta al legislatore - ribadisce Honsell -, i sindaci devono dare risposte specifiche ai cittadini».

Una posizione, questa, che politicamente accontenta tutti: sia chi come Sel condivide la posizione delle associazioni gay sia chi, come l’anima moderata e cattolica del Pd, guarda a queste aperture con una certa prudenza.

La posizione del Comune di Udine era stata anticipata dal vice sindaco, Carlo Giacomello, nel corso del dibattito organizzato durante le Officine democratiche dove l’Arcigay aveva portato la testimonianza di Adele Palmeri sulle difficoltà riscontrate finora per far registrare il suo matrimonio con Ingrid all’anagrafe di via Stringher. Non va dimenticato, infatti, che Adele ha inviato la richiesta di trascrizione il 6 marzo 2013. Da allora la risposta è arrivata ieri. A Pordenone, invece, Pedrotti potrebbe registrare un matrimonio gay celebrato all’estero sul quale era stata coinvolta anche la prefettura.

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