Maggioranza bulgara per il sì al bilancio, ma sulle azioni è guerra
CIVIDALE. Non hanno gradito i mancati dividendi. Né il deprezzamento delle azioni. Sacrifici che però hanno dimostrato di comprendere, al momento decisivo cioè quello del voto. Chiamati ad approvare il bilancio 2014, i soci della Banca di Cividale hanno infatti licenziato il documento a larghissima maggioranza.
Appena 27 i contrari. Il resto della partecipata assemblea ha saputo inghiottire il boccone amaro e scommettere ancora una volta sul futuro della «grande, piccola banca cividalese» come è stata definita da uno dei tanti soci intervenuti. Non sono mancati i momenti di tensione.
L’avvocato Michele Picco, della “scuderia” Comelli, ha sventolato un euro, alludendo, in relazione alle azioni, alla «difficoltà dei soci di disporre del proprio denaro e alle mancate risposte delle filiali. Le azioni - ha affermato - sono di difficilissima collocazione e c’è il concreto rischio di perdere i nostri soldi».
Per l’imprenditrice Indira Fabbro, “sponsor” del presidente uscente, il deprezzamento era inevitabile. «Dopo anni in cui le azioni si sono rivalutate, l’attuale situazione di crisi obbligava a questa scelta che consentirà quantomeno di liquidarle in breve tempo».
A scaldare i soci, passati senza soluzione di continuità dal commentare il conto economico al deprezzamento del titolo, anche la manutenzione operata allo Statuto. Osservato speciale: l’articolo 5, modificato attribuendo al cda la facoltà di aumentare direttamente il capitale sociale - fino a un massimo di 15 milioni di euro entro il 2019 - senza passare dall’assemblea, accorciando dunque i tempi, ma restando nell’orbita di stringente controllo operato da Bankitalia che continuerà ad avere l’ultima parola. Sottotesto ai vari interventi è stato lo scouting elettorale.
«Se è vero che gli amministratori devono rappresentare il territorio nella sua sostanza economica, chi meglio di Tilatti, imprenditore e leader regionale della Confartigianato, può farlo?», ha chiesto il commercialista udinese Gianfranco Romanelli, deprecando l’ipotesi di una «banca popolare governata dai dipendenti. Quando sono state gestite dal vertice operativo non hanno funzionato».
All’opposto, Massimo Bolzicco, presidente del comitato dei soci dipendenti, ha rivendicato un futuro fatto «di capacità decisionale e innovazione. Dobbiamo interpretare il cambiamento - ha detto - ponendo nei posti più importanti persone con conoscenze tecniche del settore ben chiare nel loro curriculum».
L’invito è andato a segno. L’assemblea ha infatti premiato Andrea Stedile e Mario Leonardi. Il “braccio di ferro” tra i soci dipendenti e la corrente filo-tilattiana interna al cda, ha dato dunque elettoralmente ragione ai primi, ma il consiglio guidato fino a ieri dall’imprenditore di Remanzacco ha come detto incassato la fiducia su tutti i punti squisitamente economici.
«Il dato più importante è che siamo tornati all’utile: 10 milioni di consolidato, 5,8 per la banca individuale», ha sottolineato a margine dell’assemblea il direttore generale Gianluca Benatti, approdato a Civibank da appena tre mesi e ieri alla sua prima assemblea. «La gestione caratteristica - ha proseguito il dg - sta facendo dei risultati così come la finanza, che sta prendendo rischi moderati e contribuendo al conto economico in maniera importante. In un contesto molto difficile».
Che ha indotto i vertici della banca ad accantonare l’utile e non concedere i dividendi, così come a deprezzare l’azione. Passata da 24,50 euro a 19,60.
«In un contesto bancario qual è quello del Fvg, che soffre anche più del Nordest, è stata presa una decisione che non cerca il consenso, ma anzi si espone a critiche: portare l’azione al valore in cui sono avvenuti 300.000 scambi nel corso dell’ultimo anno prendendo atto di una realtà. Così, autorizzati dall’autorità di vigilanza, abbiamo stabilito un “pavimento” - ha concluso Benatti - prevedendo che nelle varie aste il valore possa salire o scendere, non più del 10% rispetto all’asta precedente. E mai sotto i 19,60 euro».
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