Maestra in classe da mesi senza stipendio

UDINE. Ogni giorno entra regolarmente in classe, ma non riceve lo stipendio da maggio. Vale a dire che per quest’anno scolastico ha lavorato gratis. Succede a un’insegnante di sostegno udinese che, nonostante il disagio di non vedere riconosciuta la propria professionalità, assicura: «Sono felice ogni giorno di poter entrare a scuola. Nonostante la fatica, mi porto a casa una grossa soddisfazione. Ma non è giusto che non mi paghino. Parliamo dello Stato che è debitore nei confronti di una sua cittadina».
La maestra precaria udinese (che preferisce restare anonima anche per tutelare i suoi studenti) insegna da due anni in una scuola primaria della provincia. Le famiglie dei ragazzini che segue si sono trovate così bene con lei che, nonostante il suo fosse un contratto temporaneo, hanno chiesto alla scuola di confermarla anche per l’anno successivo in modo da garantire continuità scolastica prevista dalla legge.
Ma lei da maggio non vede un soldo, con un’unica parentesi a giugno (mese per cui le sono stati saldati i 13 giorni di lavoro). La donna ha più volte manifestato il proprio disagio nei confronti della dirigenza e anche in segreteria, ma dalla scuola hanno fatto sapere di avere caricato tutti i suoi dati per il pagamento sul portale predisposto dal Ministero, NoiPa.
«Insegno sostegno alla primaria da due anni – ha spiegato la donna –, quest’anno ho ripreso lo stesso posto che avevo lasciato a giugno perché i genitori hanno fatto richiesta di continuità. Ma lo Stato da maggio mi risponde che non ci sono i fondi per pagarmi».
Nonostante il disagio e i chilometri che ogni giorno fa, a proprie spese, per raggiungere la scuola, la maestra assicura di andare a lavorare felice: «Ogni giorno ringrazio di poter entrare in classe e lavorare con i bambini. Ma se manco un’ora, la recupero e sono sempre puntuale. I miei stipendi invece pare non siano arrivati perché il mio contratto ha un canale diverso a causa della richiesta di continuità. Sono l’unica insegnante della scuola in questa situazione.
Non ho nulla contro i miei colleghi precari che vengono saldati con regolarità, ma sarebbe giusto che anch’io, alla fine del mese, ricevessi il mio stipendio. Quando vado al ristorante, pago per la cena e per il servizio che ho ricevuto. Se esco senza saldare il conto, il ristoratore giustamente chiama i carabinieri».
La sua presenza in classe non è mai stata messa in discussione. «Seguo bambini che hanno esigenze speciali – ha spiegato – e per questa ragione non verrei mai meno al mio impegno: loro vengono prima di ogni altra cosa. Ma il mio tempo, la benzina e l’impegno andrebbero ripagati». Purtroppo i ritardi nei pagamenti non sono una novità per la maestra udinese.
«Ho incassato a giugno lo stipendio di aprile, a luglio ho preso i tredici giorni di giugno – ha raccontato –. È vero, il mio pensiero principale va ai bimbi, ma non mi sembra un comportamento corretto. Purtroppo da qualche anno le segreterie delle scuole non gestiscono più gli stipendi, ora devono inserire i dati degli insegnanti sul portale NoiPa e dare l’ok al pagamento. Cosa che la mia scuola ha fatto, ma il Ministero non risponde. Per il momento ho solo spese, tra le 22 ore in classe più le due di programmazione interclasse, il collegio docenti, le riunioni extra e il ricevimento genitori, continuo a spendere invece di guadagnare.
Ma al di là delle spese, in ballo c’è anche una questione di principio. Devo combattere anche per vedermi riconosciuto il diritto allo stipendio».
Nella nostra provincia ci sono circa 600 insegnanti precari in situazioni analoghe a quella della maestra. Le ragioni di questi disguidi sono più di una: c’è lo stop ai fondi che arriva dal Miur ( perché li ha finiti), e c’è il problema delle doppie graduatorie da cui si assumono gli insegnanti, che sono state ripubblicate a settembre, ad anno scolastico già iniziato.
Le scuole sono state costrette a licenziare e riassumere tutto il personale precario nel giro di 20 giorni, sovraccaricando di lavoro le segreterie e il portale del Ministero che – da allora – deve ancora smaltire le pratiche arretrate.
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