Maazel: la musica è l’antidoto alle volgarità e agli egoismi

Il maestro in scena con i Munchner Philharmoniker e Michael Baremboin. «Sono lieto di tornare in Friuli». Un appello a non cedere alle manipolazioni

UDINE «C’è troppa gente mediocre che scrive e fa musica. La diffusione della musica ben fatta è importante». È con questo impegno che il maestro Lorin Maazel, 83 anni, straordinario maestro “benedetto” da Arturo Toscanini, continua ad affascinare il pubblico di tutto il mondo e sarà stasera a Udine per incantarla con i Münchner Philharmoniker nel concerto che dirigerà al Teatro Nuovo, forte della prima voce di violino del virtuoso Michael Barenboim. Sarà davvero il finale piú grande della stagione allestita da Marco Feruglio; stagione felicissima, riuscita appieno, senza una caduta.

Sarà un gradito ritorno, questa volta riservato al pubblico tutto di friulani. Maazel, infatti, è già salito ben due volte sul podio del Giovanni da Udine, era il settembre del 2000, per i concerti tenuti però per un pubblico selezionato, composto dai partecipanti a una convention della Danieli di Buttrio. Concerti memorabili, come quello tenuto nel maggio del 2005 a Pordenone per inaugurare il teatro della città del Noncello: «È la prima volta che visito Pordenone e mi sono meravigliato che una città con cinquantamila abitanti abbia potuto trovare la forza morale di ricostruire un teatro di questa bellezza» ebbe a dire alla giornalista Donatella Schettini.

Prima di mettersi in viaggio il maestro ha mandato un saluto mostrando una sincera attenzione per la nostra realtà: «Sono lieto di tornare a dirigere in Friuli» ha detto con il tono partecipe di chi ama fare musica nei luoghi che lo sanno accogliere.

Un Friuli dove si può coltivare la cultura dell’ascolto, questo l’ha ben presente: «Se dovesse sparire l’espressione artistica - ha osservato – saremmo nei guai, in un mondo mercantile, brutale. Ci vuole un contrappeso alla volgarità».

In tempi difficili per l’unità europea Maazel ha anche ripetuto il suo impegno di musicista e di uomo contro l’odio, il fanatismo e il patriottismo portato all’eccesso: «Argomenti noti ai piú furbi e cattivi che riescono a sfruttare la gente».

La musica come antidoto: «Il linguaggio deve essere contemporaneo - ha sottolineato –, ma deve avere un legame con il passato. La rivoluzione è come una ruota e il centro è la tradizione». Musica che si coglie «con l’istinto», ma che sottosta al rischio che pervade ogni aspetto delle relazioni umane, dalla politica alla comunicazione: «Siamo alle prese con la gente che vuole manipolarci - ammonisce il maestro –. Dobbiamo difenderci, anche perché altrimenti non crederemo piú ad alcuno».

La musica, ancora una volta, come antidoto: «La bella musica - precisa il maestro –, non quella cui manca la vita, che non vibra. Ci sono tanti esempi di questo genere di musica, molto ben fatta, al primo ascolto, ma non viva».

Ma in una carriera cosí lunga, colma di successi, cosa può ancora desiderare Lorin Maazel? «Ho ancora progetti da realizzare - ci dice -. Nel repertorio italiano, le sembrerà incredibile, ma il Rigoletto non l’ho mai diretto. Come vede ci sono ancora colline sulle quali arrampicarsi».

Una domanda ricorrente che poniamo ancora: a che pensa quando esce dal camerino e si avvia a salire sul podio?

«Mi dico: ascolta bene la musica e sorridi». (r.c.)

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