Ma la coop si difende: «Staranno in paese fino a inizio febbraio»

LUSEVERA. «C’è stato un errore di comunicazione tra noi e la prefettura. Non volevamo tenere nascosto l’arrivo dei richiedenti asilo. Ma posso assicurare i residenti che questi ragazzi non sono pericolosi. Anzi. Sono già integrati da aprile. Hanno frequentato lezioni di italiano. E vogliono il bene di tutti».
Chi parla è Gilberto Turra, responsabile di “Nemesi”, la cooperativa di San Giorgio di Nogaro che gestisce l’attività di accoglienza per conto della cooperativa sociale Il Mosaico di Gorizia. Turra chiarisce l’equivoco. «La soluzione logistica a Musi è temporanea - sottolinea -. Ci siamo trovati a cercare una sistemazione perchè l’appartamento in cui erano alloggiati i richiedenti asilo non poteva essere più usufruito. E in attesa di entrare nella nuova casa abbiamo chiesto una mano ala cooperativa “Il Pinocchio” con cui siamo in contatto e che aveva dei posti immediatamente disponibili. Purtroppo nella velocità ci siamo dimenticati di avvisare il sindaco».
Turra cerca di tranquillizzare gli animi dei residenti. «Se li vedono aggirarsi nel paese indisturbati non devono assolutamente preoccuparsi. La situazione è sotto controllo - spiega -. Sono capaci di autogestirsi. Cucinano, puliscono, lavano i vestiti, stendono». Ieri a far visita ai rifugiati c’era un addetto. «Passiamo quattro volte alla settimana. Portiamo loro il necessario per vivere. Cibo, bevande, vestiti - dice Orazio -. Sono dei bravi ragazzi. Hanno fatto anche corsi di italiano e ora inizieranno delle lezioni di sicurezza a Fagagna».
La cooperativa smentisce anche la notizia, circolata in paese, di nuovi arrivi. «Nulla di più falso - dice Turra -. Gli arrivi si fermeranno qua. Resteranno fino a fine gennaio o al massimo inizio di febbraio. Poi torneranno a Udine quando sarà disponibile l’appartamento».
Lo stesso sindaco Guido Marchiol si è dovuto ricredere dopo la diffidenza iniziale. «Andare a trovare questi ragazzi è stata una bella esperienza - dice. - Ho potuto parlare con questi giovani. E mi sento di tranquillizzare gli abitanti del posto. Sono tutti ragazzi tranquilli, desiderosi di rifarsi una vita, di imparare l’italiano e di integrarsi per avere un futuro migliore rispetto a quanto hanno lasciato nei loro paesi d’origine». Il primo cittadino ha un unico rammarico. «Se la comunicazione fosse arrivata tempestiva, avrei avuto modo di parlare con i miei concittadini per spiegare la situazione. Ci fosse l’occasione li farei lavorare e chiederei un contributo per istituire un corso d’italiano» . (da.vi.)
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