L’uomo? È come una crisalide In un poema risposte sulla vita

Chi siamo? Da dove veniamo? Domande apparentemente banali, fino a diventare battute. Se lo chiedono i bambini, ma anche i filosofi. E il tempo le porta via, non trovano risposta. Emanuele Franz, 33 anni, scrittore di Moggio, ha deciso di indagare la condizione umana partendo proprio da quegli interrogativi, con una scelta stilistica coraggiosa.
“Il risveglio di Gregorio”, poema drammatico in sette atti, con sette scene di sette stanze di sette versi per un totale di 2.041 versi in endecasillabo, racconta il percorso di un uomo che si risveglia incatenato nelle segrete di un castello. Non conosce la sua identità e per questo viene processato da un tribunale inquisitorio. Dalla sua morte, il protagonista si risveglia nei panni di uomini che hanno vissuto in altre epoche, lontano nello spazio e nel tempo: Re Anastasio, Alarico, Califfo Al-Muktadir. Secondo Franz «l'uomo è uno, poi il singolo assume sembianze diverse».
Ieri, nel giardino dell’osteria “Cjacarade”, la sua fatica è stata presentata ad “Alfa Beta. Estate con gli Autori”, la rassegna letteraria ideata dal sociologo Marco Orioles e dal Club Unesco di Udine, in un friulanissimo dibattito tra letterati. Oltre all’autore, c’erano Paolo Maurensig – «Franz è la reincarnazione di qualche filosofo, conosce quello di cui scrive come nessun altro», ha detto – e Albino Comelli.
«Questo libro ha avuto una gestazione di 15 anni, nasce dai flash che avevo da ragazzino – spiega Franz –. Amavo i miti greci e così mi sono fatto trasportare». La particolarità sta anche nella struttura degli atti, ognuno associato a uno dei sette pianeti dell’Eptarchia antica, da Saturno al Sole, perché l’uomo vive varie fasi, «è come una crisalide che si apre lentamente». “Il risveglio di Gregorio” apre a temi complessi, che «andrebbero sviluppati in una sera fredda, davanti a un caminetto», dice Maurensig: l’io, la morte, Dio, il tempo, il nulla.
Franz lo fa rischiando stilisticamente. La letteratura, oggi, sembra aver abbandonato la metrica, troppo complicata. «La metrica non è schiavitù come molti pensano – dice –: non c’è più grande libertà che quella di darsi delle regole». Il poema, che tratta la mente umana tramite allegorie, giochi di numeri (il 7 è il cardine dell’opera) e riferimenti storici, incuriosisce e appassiona il pubblico. L’autore, che nonostante la giovane età ha già una lunga produzione alle spalle, non ha scelto un destinatario. «Non mi rivolgo a giovani o vecchi, quest’opera può essere compresa da tutti – continua –. Il professor Franco Fabbro l’ha definita una forma di filosofia perenne, quindi intramontabile e per tutti». Fu la sua passione per la letteratura a spingerlo a fondare, nel 2008, “Audax Editore”, una casa editrice che mantiene orgogliosa l’amore per l’antichità: i testi sono rilegati a mano, conservando le tecniche di legatoria del passato.
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