L’ultimatum dell’Abs: elettrodotto o via dal Fvg

UDINE. Dopo la fine dell’estate l’Abs prenderà una decisione: restare o andarsene. Tutto dipende dall’elettrodotto Terna. «Senza energia non si lavora – ha detto l’amministratore delegato Alessandro Trivillin – se non abbiamo le garanzie del nuovo elettrodotto, Cargnacco rimarrà esclusa. Noi vorremmo rimanere qua, per mille ragioni, per le nostre radici, per il territorio, per il lavoro, ma se non ci sarà data la possibilità, ce ne andremo». Dove? «Prima della fine del 2012 la decisione sarà presa – ha continuato – oltre alla Serbia, dove tra gli elementi di valutazione c’è anche il fatto che il presidente è cambiato, ci sono altre tre possibilità. Di cui, per ora, non possiamo parlare. Sono sicuramente fuori dall’Italia, perché per noi l’Italia è solo Cargnacco».
Gira voce che un’altra opzione, oltre alla Serbia, potrebbe essere la Croazia. «Abbiamo incontrato l’assessore Federica Seganti – ha spiegato – e stiamo lavorando con Terna e la Regione per fare il possibile per rimanere, ma deve esserci la certezza assoluta sull’inizio dei lavori, che stiamo aspettando da quattro anni. Ci aspettiamo che il prossimo incontro con l’assessore sia alla posa della prima pietra dell’elettrodotto».
Anche perché non si tratta di una decisione da poco, visto che l’Abs conta 1.050 unità impiegate direttamente, a cui si aggiungono 150 tecnici di ditte esterne, oltre un indotto di almeno un migliaio di persone, per un totale di quasi 2.500 lavoratori.
«Da ottobre 2010 abbiamo assunto circa un centinaio di persone – ha aggiunto la responsabile risorse umane Paola Perabò – tra ricambi e integrazioni, tra cui tanti diplomati e laureati del territorio». La forza lavoro è composta al 27% da rumeni, la cui assunzione è iniziata nel 2000 e dal 3% di altri stranieri. «La situazione è nettamente cambiata rispetto a 9 anni fa – ha raccontato il presidente Abs Carla De Colle – adesso i diplomati si avvicinano alle aziende con gli stage, noi ne abbiamo tanti dal Malignani, Ceconi e Deganutti. Vogliamo offrire una formazione continua ai nostri dipendenti e un’opportunità di lavoro a chi vive sul territorio. Al momento però non ci sono le condizioni per nuove assunzioni. Sarebbe già una conquista riuscire a mantenere la situazione attuale».
«Il portafoglio ordini di Abs – ha continuato De Colle – ammonta a 220 milioni di euro, rispetto ai 380 milioni del 30 giugno 2011. Questa riduzione del 42 per cento è una chiara indicazione della ridotta visibilità temporale delle prospettive di mercato, che impone una programmazione a vista e flessibilità». Come spiegato dalla presidente, si lavora addirittura a giornata, con una programmazione che arriva al massimo al mese. «Stiamo soffrendo come tutto il mercato – ha continuato De Colle – dell’industria italiano». I risultati sono comunque positivi, ma il momento, anche vista la questione elettrodotto, non è dei migliori. Nei primi 9 mesi dell’esercizio, i ricavi hanno superato i 680 milioni di euro, una crescita del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’utile netto è stato di più di 25 milioni di euro (+129%) e l’Ebitda di 82 milioni di euro (+70%).
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