L'Osteria di Ramandolo diventa locale deprosecchizzato

I titolari: “Abbiamo la presunzione di pensare che chi fa il nostro mestiere non debba solo vendere solo ciò che va di moda, bensì abbia anche il compito di comunicare il proprio territorio e le sue eccellenze” 

A Nimis arriva il locale "deprosecchizzato"

NIMIS. “Abbiamo completamente escluso dalla nostra cantina il Prosecco in tutte le sue denominazioni…”. E’ questa la presa di posizione dell’Osteria di Ramandolo in comune di Nimis, una scelta che qualcuno ha già giudicato estrema o quantomeno “controcorrente” e partita ormai diversi mesi fa.

Il vero polverone però si è alzato in questi giorni in seguito ad un post pubblicato dai gestori sulla loro pagina Facebook che non lascia spazio ad interpretazioni.

Si tratta infatti di un logo appositamente disegnato con lo slogan barrato “locale deprosecchizzato”.

Sul web si è subito parlato di manifesto idelogico e la notizia in poche ore ha fatto il giro della rete. “Siamo stati subissati di telefonate e di commenti nei social, molti anche offensivi – precisa la titolare dell’osteria Ilenia Vidoni - ma la nostra scelta non è per nulla campanilistica, anzi!”.

Di fatto i gestori non volevano generare malintesi, ma concentrarsi sulla promozione di spumanti di qualità prodotti nella nostra regione.

“Non ce ne vogliano i produttori di Prosecco, ma c’è un enorme differenza qualitativa tra un vino che rifermenta velocemente in autoclave per un paio di mesi ed al quale bisogna lasciare un notevole residuo zuccherino per “mascherarne” l’acidità e uno spumante che rifermenta piano, piano in bottiglia per almeno un anno e mezzo (a volte anche 5 anni e oltre!) e che non ha bisogno di “trucchetti zuccherini” per esprimere la sua aroma e la sua persistenza”, si legge sulla pagina Facebook dell’osteria.

“Abbiamo, se volete, la presunzione di pensare che chi fa il nostro mestiere non debba solo vendere solo ciò che va di moda, bensì abbia anche il compito di comunicare il proprio territorio e le sue eccellenze”, continua il post.

“Ci piacerebbe però – prosegue la titolare - che la nostra provocazione stimolasse chi produce Prosecco nelle zone “cru” (Asolo, Valdobbiadene, Cartizze – o comunque chi lo fa veramente bene), affinché si adoperasse al raggiungimento di una qualità media superiore e affinché i consumatori finali fossero veramente coscienti di quale sia la differenza tra le varie denominazioni di Prosecco, piuttosto che questo termine continui ad essere un sinonimo di “spumante” o “frizzante”.

È un fatto sotto gli occhi di tutti che tantissimi viticoltori, allettati dal trend del momento, si siano attaccati al treno del “prosecco” mettendo sul mercato prodotti che permettevano alti guadagni, ma non sempre di qualità apprezzabile”.


 

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