L’ordine dei medici: la politica ci coinvolga nelle scelte

Il presidente Rocco: se il sistema sanitario regge ancora lo si deve all’impegno dei camici bianchi

UDINE. «Lo stato attuale della Sanità tutta è il frutto di scelte (meglio: di non-scelte) politiche di decenni e se il sistema sanitario ancora regge lo si deve esclusivamente a medici e di infermieri, che suppliscono con il loro impegno personale alla pochezza programmatoria dei decisori politici susseguitisi negli ultimi decenni».

Così il presidente dell’ordine dei medici, Maurizio Rocco che aggiunge: «Urge il coinvolgimento della professione nelle scelte che la politica sanitaria sta effettuando nella nostra regione e speriamo che il prossimo incontro che l’ordine ha chiesto ai politici medici possa segnare il nuovo corso che noi auspichiamo, assieme agli ordini delle altre tre province della nostra regione».

Il presidente ha poi difeso l’operato del Pronto soccorso: «Ben venga la critica purché costruttiva e soprattutto nel rispetto di tutte le figure professionali in essa operanti, nessuno escluso. Se ci sono medici che si comportano male, come quello segnalato recentemente da una paziente, ci sono molti di più che svolgono il loro delicato lavoro con scrupolo, coscienza e dedizione professionale nel pieno rispetto del dettato deontologico».

Il presidente Rocco ha sottolineato che in un articolo «è stato descritto lo stato del Pronto soccorso del pomeriggio di sabato, dunque di una parte della settimana in cui i medici di base godono del riposo previsto dal loro contratto di lavoro nazionale. Ricordo che l’orario di servizio dei medici di medicina generale - sottolinea - è di 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì e di 2 ore il sabato mattina, per un totale di 62 ore alla settimana. L’afflusso può essere un buon indicatore del lavoro che quei medici svolgono durante il resto della settimana».

«L’affluenza prevalente - continua - riguarda situazioni cliniche lievi. Forse le file negli studi dei medici di base (oberati da una quantità smisurata di burocrazia) e la farraginosità di accesso alle prestazioni specialistiche (impegnativa, Cup, lista d’attesa, appuntamento che fa perdere ulteriore tempo) ed il costo dei ticket sono alcuni degli argomenti che stanno alla base di questa scelta», spiega Rocco.

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