L’operaio che ama scrivere e “poetare” parlando d’amore

Il friulano Cristian Fior al Salone Internazionale del libro di Torino: «Scrivo di getto, senza rimaneggiare. E scrivo per me»

UDINE. Si definisce un uomo che ama “poetare”. Ed è proprio questa passione che lo ha portato, per la seconda volta consecutiva, al «Salone internazionale del libro» di Torino – chiuso la scorsa settimana – con la raccolta di versi «Sei sempre stata a due passi dal mio “cuore”», edita da BookSprint Edizioni.

Lui è Cristian Fior, classe 1970, originario di Tarcento, più precisamente di Madonna del Giglio, borgata che ha lasciato anni fa per mettere su famiglia a Ragogna.

Di mestiere fa l’operaio generico. Ma è la penna l’inseparabile attrezzo entrato in maniera dirompente nella sua vita. Sì, perché Fior si diletta a scrivere poesie d’amore. Lo ha sempre fatto in punta di piedi, più per se stesso che per gli altri, riponendo poi i componimenti in un cassetto.

Finché, nel 2015, per Aletti ha avuto l’occasione di pubblicare la raccolta «Ai confini dell’anima» a cui ha fatto seguito il lavoro che ha già calcato due volte la kermesse torinese dalla quale è appena rientrato.

«È stata un’emozione grande – dice –. Soprattutto perché non sono abituato a parlare in pubblico». Però è abituato a scrivere.

«È una necessità, mi fa sentire libero, ma mai avrei pensato di vedere pubblicati i miei scritti».
Alcune copie sono arrivate persino in Argentina, ma l’apprezzamento maggiore arriva da Francia, Germania e Spagna. I versi del poeta-operaio vanno bene anche in Italia, ma fuori dai confini friulani (le vendite «in casa» rappresentano il 15%) perché, sorride, «nessuno è profeta in patria».

Come nascono le poesie di Fior? «Dalla quotidianità, dall’osservare ciò che ho attorno, dal sorriso di un bimbo, da un temporale, da un’emozione che mi attraversa il cuore…».

Ed è così che Fior, una volta rientrato a casa alla sera, o in qualsiasi momento libero della giornata («Ma capita anche di notte»), prende carta e penna per fermare l’attimo. «Metto in versi ciò che mi nasce dal cuore, di getto, senza rimaneggiare. Salvo correggere gli errori di ortografia!».

Compone così tanto – davvero ogni giorno – che ha già da parte più di 2 mila poesie e un nuovo editore, qualche mese fa, si è fatto avanti per una terza pubblicazione. «Non sono pronto per un nuovo lavoro. Sono contento già così. E poi, prima di tutto, scrivo per me, per liberare la mente.

La vita è così frenetica che c’è il rischio di perdersi gli attimi, le emozioni. Quelli che tutti viviamo, ma pochi colgono. Io li fermo. Con parole semplici, senza troppe pretese».

Come nel primo libro, anche i temi del secondo spaziano un po’ dappertutto: dal sesso all’indifferenza, dall’amicizia alla pazzia. Con la costante dell’amore come sfondo.

Ma chi è sempre stata a due passi dal suo cuore? «Mia moglie. Lei, che con un abbraccio ha cambiato tutta la mia vita, e con un bacio ha intrappolato la mia anima dentro al suo cuore, dando alla luce nostra figlia. Elisabetta è il nostro amore fatto vita!».

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