Lo zio pedofilo deve scontare sei anni

SPILIMBERGO. I carabinieri della Compagnia di Spilimbergo si sono presentati direttamente sul suo luogo di lavoro, all’ora della pausa pranzo. Con discrezione, gli hanno spiegato che si trovavano là per notificare l’ordine di carcerazione appena emesso dalla Procura.
All’uomo, un operaio 52enne, è stato dato il tempo di raccogliere i propri effetti personali. Quindi è stato condotto in carcere dove dovrà scontare 5 anni, 11 mesi e 6 giorni. Quelli che restano a fronte di una condanna a 6 anni per violenza sessuale nei confronti di minorenne diventata definitiva dopo il verdetto della Cassazione che ha confermato la sentenza di primo grado.
È stato questo, l’altro pomeriggio, l’epilogo di una dolorosa vicenda che ha profondamente segnato una famiglia dello Spilimberghese. L’uomo, già stato sottoposto ai domiciliari ma con il permesso di recarsi al lavoro, era costantemente controllato dai carabinieri, giorno e notte. Omettiamo la località in cui si sono svolti i fatti per tutelare la vittima, il suo anonimato e quello del nucleo familiare. A subire le indesiderate attenzioni dell’uomo era stata, infatti, la nipote adolescente.
Tutto comincia nella primavera del 2014. La vittima, all’epoca 15enne, in un tema scolastico aveva scritto delle frasi che avevano attirato l’attenzione e alimentato i sospetti di un insegnante che aveva subito avvertito la mamma. A poco a poco lo scenario ha cominciato a prendere forma.
Nei momenti in cui la ragazzina stava da sola con lo zio, a cui era affidata temporaneamente mentre la mamma (e cognata dell’uomo) andava a lavorare, subiva delle insistenti attenzioni al di là del lecito.
Ciò accadeva mentre faceva i compiti o si intratteneva nelle ore pomeridiane. La mamma si era rivolta ai carabinieri che con grande prudenza e di concerto con la magistratura i hanno investigato e ricostruito fatti. L’uomo è stato quindi denunciato e due mesi dopo è stata emessa la misura cautelare che vietava ogni avvicinamento alla nipote.
Lo zio, però, con la scusante di portare avanti le proprie attività lavorative non aveva pienamente rispettato il divieto. Quindi, nuovo intervento dei carabinieri sfociato in un provvedimento di custodia cautelare in carcere. L’uomo aveva ottenuto poi il rilascio perché aveva dato prova di essersi convinto a trovare soluzioni abitative compatibili con il divieto.
Secondo il quadro definitivo ricostruito dall’indagine, le “attenzioni” dello zio non erano mai sfociate in fatti più gravi, ma erano comunque consistite in eccessi di contatto fisico, camuffato da eccesso di affettività, e sfregamenti vari. Contestualmente, parlava di argomenti più consoni a una donna che a un’ adolescente, e questi comportamenti erano ben congegnati, realizzati sempre in assenza del fratellino minore, fatto scendere in cortile per giocare.
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