Lisa che registra il suo assassino

Il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, spiega i motivi di una scelta: ecco perchè abbiamo pubblicato l’audio di Lisa mentre viene uccisa

La mia posizione:

Impazza, non privo di grande varietà di opinioni, il dibattito sulla scelta del Messaggero Veneto di pubblicare una parte degli ultimi istanti di vita di una ragazza di 22 anni, madre da pochi mesi, assassinata dall’ex compagno. Quella giovane donna si era innamorata e aveva avuto una bimba.

E, lì, era cominciato l’inferno. Discussioni, litigi, violenza. Tanta violenza. Al punto che lei, Lisa, a quell’uomo non voleva stare troppo vicino. Registrava tutti i loro incontri e teneva sempre, quando poteva, una barriera fisica fra sé e l’ex compagno.

Un accordo, travagliato, imponeva a lui di pagare per il sostentamento della figlioletta. Un accordo subìto in un clima di rancore e di ritorsioni.

Alla fine lui ce l’ha fatta: attirandola in un tranello, oltre la recinzione della casa paterna, si è manifestato in tutta la sua bestialità, le ha menato un fendente secco e profondo con un coltellaccio, uccidendola.

La famiglia piange e si dispera, vuole giustizia ma vuole anche che si sappia a quale livello di ricongiungimento con la rabbia ferina riesce ad arrivare un uomo. In un minuto e mezzo la vita della loro Lisa si è fermata. Acconsente, perciò, a veder pubblicate le ultime parole della figlia e ne permette l’ascolto, anche in audio. E’ quel che ha fatto il Messaggero Veneto sul giornale e sul sito www.messaggeroveneto.it.

Non è una condivisione che si possa fare a cuor leggero e così non è stato,infatti: merita una spiegazione. In questo Paese è ancora troppo facile uccidere una donna. Quella di Lisa è stata una esecuzione a sangue freddo. Lucida, premeditata. A chi ci accusa di aver voluto destare scandalo io rispondo sì. Sì, volevamo. E insistiamo, ancora, nel contestare chi si rassegna a considerare normale che un maschio risolva la sua incapacità di confrontarsi con l’altro sesso con la sopraffazione. Lisa non è una vittima. E’ l’emblema del femminicidio. La scelta dei genitori, che il Mv condivide e rispetta, è un grido di dolore ma anche una testimonianza esemplare, un gesto estremo d’amore. I genitori vogliono che si sappia, e noi con loro, la non-umanità cui si può arrivare. Leggere questa notizia, ascoltare le ultime parole di Lisa, è una scelta. Anche voltarsi dall’altra parte e giudicare senza pensare è una scelta. Noi abbiamo deciso di non giudicare ma di condividere. Di scegliere da che parte stare. L’indignazione è una merce assai comune, ormai. E dura fin che dura. Magari fino a quando succederà un’altra volta, anche in Friuli, che la mano di un uomo schiaccerà, ancora, una donna. Non ci basta.

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