L'integrazione non decolla

Immigrazione e leggi
Mentre scrivo, piovono sul computer lanci Ansa uno dopo l'altro: è in corso un nuovo sbarco di clandestini in Calabria, la polizia li sta cercando. Perché quando toccano terra scappano di corsa per non essere trovati e messi sotto controllo. Un altro sbarco è avvenuto tre giorni fa. Altri nelle settimane precedenti. In breve tempo, mille clandestini in più. È il fallimento della politica. La politica è l'arte di governare gli eventi, portarli dove vogliamo noi: l'evento immigrazione non lo portiamo dove vogliamo noi, ci porta dove vuole lui. Il ministro Amato ha presentato la nuova legge sull'immigrazione premettendo: «Vedo troppi clandestini in giro».


Parole sante. Mi trovo a breve distanza da via Anelli, tristemente famosa in tutto il mondo. Ma poniamoci la domanda: la riforma Amato-Ferrero serve a ridurre i clandestini? Gli sbarramenti che oppone sono sostanzialmente tre: lo sponsor per entrare, la certificazione di un'autosufficienza economica, la facilitazione al rimpatrio «cercando la collaborazione dell'immigrato». Lo sponsor è un sistema già tentato con brutti risultati. L'autosufficienza economica sarà dichiarata anche quando non sarà reale. La collaborazione al rimpatrio è difficile perfino immaginarla. In fatto di rimpatri, ogni governo vanta risultati enormi, il governo successivo li smentisce. Nel 2005 i clandestini “identificati” erano 120 mila (i non identificati, ovviamente, molti di più), ma sono stati rimpatriati meno della metà. Questo non è un problema della Destra o della Sinistra, è un problema di tutta l'Europa e di tutta l'epoca in cui viviamo. E sta creando un pericolo che s'avvicina sempre di più. Una volta lo collocavamo fra 50 anni, adesso lo collochiamo fra 15: come sarà l'Europa fra 15 anni? L'immigrazione di massa, che oggi rende difficile governare le città, renderà difficile governare le nazioni? È quella la data in cui si dovrà concludere che l'Europa non è più europea? Che a forza di non governare l'Islam, l'Islam è diventato una forza che ci governa? Perché ciò non accadesse, bisognerebbe che fosse possibile un'opera di europeizzazione degli immigrati che arrivano, ma quest'opera richiederebbe un controllo a monte e a valle del loro arrivo.


Chi viene qui, dovrebbe sapere di noi almeno due cose: lingua e Costituzione. Non sono mai state poste queste condizioni. Nella riforma Amato-Ferrero c'è un pallido accenno, ma non è una condizione. Se si potesse, come si dovrebbe, fare un controllo sugli islamici che ormai sono qui (e adesso stiamo parlando dei regolari), e vedere quanti di loro sanno che il proprio comportamento privato (uomini a casa, lavoratori in fabbrica), famigliare (padri di figli o figlie, mariti di una - si spera sola - donna) e civile (cittadini, che adesso anche votano; a Treviso vogliono farsi un loro partito) dev'essere conforme alla nostra Costituzione e ai nostri codici, e non solo al loro testo sacro, e che dove c'è contrasto devono prevalere le nostre norme, scopriremmo che una quantità preoccupante di loro non lo sa e pensa il contrario. Si crede sempre che questo problema riguardi gli integralisti, ma non è affatto vero: molti islamici pacifici pensano che nel loro testo sacro c'è tutto quel che serve per loro e nelle nostre leggi c'è quel che serve per noi, e non per loro.


Questo non è compatibile con la nostra civiltà, e cioè, per essere chiari: con la loro presenza qui. Le enclaves di civiltà separate crescono di mese in mese. La riforma Amato-Ferrero non risolve il problema, anzi lo ignora. Quel che sarà l'Europa fra un decennio e mezzo non dovrebb'essere il risultato dell'inserimento violento e ingovernato di forze esterne: questo succede quando si perde una guerra, e la guerra, purtroppo, la stiamo perdendo. (fercamon@alice.it)
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