L’ex pugile Bali minacciava per conto dei clan
Il colpo del ko glielo ha dato la Direzione distrettuale antimafia di Trieste. Ovidiu Bali, 44 anni, di nazionalità romena, residente a Roma, un passato da pugile professionista e ora buttafuori, è finito ieri mattina dietro le sbarre nel carcere di Regina Coeli. La direzione investigativa antimafia di Trieste gli ha notificato prima dell’alba a casa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
A Bali la Procura giuliana contesta l’estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con l’ex trader di Portogruaro Fabio Gaiatto, 44 anni, e gli altri sei indagati Francesco Salvatore Paolo Iozzino, Gennaro Celentano, Mario Curtiello, Walter Borriello, Luciano Cardone, Domenico Esposito, tutti in cella dal 18 dicembre scorso. Estorsioni che secondo gli inquirenti sono state pianificate in Italia e perpetrate in Croazia ai danni di imprenditori e professionisti, alcuni dei quali italiani che operavano a Pola.
L’ex peso massimo, fra gli atleti olimpici convocati ai giochi di Atlanta del 1996, come ha specificato la Procura di Trieste in una nota «aveva il compito di intimidire con la sua minacciosa presenza fisica le vittime designate del gruppo criminale cui si vantava di appartenere, munito di delega a passare anche alle vie di fatto, ove necessario».
Gli investigatori, coordinati dal procuratore di Trieste Carlo Mastelloni e dal pm della Direzione distrettuale antimafia Massimo De Bortoli, hanno accertato che i delitti perpetrati con il metodo mafioso erano diretti a favorire il famigerato clan camorristico dei casalesi». La tesi della Procura di Trieste è che Gaiatto abbia «investito quasi 12 milioni di euro appartenenti a gruppi criminali contigui ai casalesi» attraverso diverse società con sedi in Croazia, Slovenia e Gran Bretagna. Un giro d’affari milionario puntualmente ricostruito dagli uomini della Dia e della Guardia di finanza di Trieste.
Nel 2018 le autorità croate dopo le denunce di un professionista e accogliendo le istanze di vari creditori, hanno pignorato i conti correnti delle aziende istriane che facevano capo a Gaiatto, disponendone il blocco finanziario. È a quel punto che secondo gli inquirenti entrano in scena i sodali campani per recuperare il capitale investito. I detective hanno scoperto che soggetti riconducibili a organizzazioni camorristiche hanno assicurato protezione a Gaiatto dai creditori esasperati per il mancato rientro degli investimenti con un servizio di bodyguard a domicilio e durante i suoi spostamenti. —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








