L’ex deputato Marco Pottino rientra nella Lega «Ho chiuso con il passato, starò tra la gente»

ENRI LISETTO
Uscito da parlamentare all’apice della carriera politica, dopo dodici anni torna a casa e ricomincia da militante semplice, dai gazebi in piazza. Lui è Marco Pottino: aveva 31 anni quando venne eletto alla Camera tra i più giovani deputati del Carroccio targato Umberto Bossi. Erano i tempi della “Roma ladrona”, della secessione del Nord, della Provincia autonoma. Oggi a guidare la Lega “nazionale” è Matteo Salvini, Roma piace a tutti, la secessione è andata in archivio, la Provincia non esiste più. «Ma è rimasta la passione politica, sono rimasti i principi, è rimasto un partito vicino alla gente, tra la gente». Da qui la decisione, dopo averci pensato un po’, formalizzata un mese fa: l’ex parlamentare oggi 45enne è rientrato in Lega, dopo una parentesi in Forza Italia e una robusta sosta (è stato vicecoordinatore) in Progetto Fvg.
La prima uscita da socio, domenica scorsa, al gazebo di Roveredo in Piano («qui sono nato, qui vivo, qui ho cominciato») dove si raccoglievano firme per i referendum sull’elezione del capo dello stato, sull’abolizione dei senatori a vita e sulla riforma elettorale in direzione maggioritaria. In vista del 29 marzo, anticipa, «voterò, come ho sempre fatto. Credo che una riduzione del numero dei parlamentari sia corretta, ma non è questo il problema centrale». L’elenco scorre tra crisi economica («gli indici trimestrali li avrete visti tutti»), i cantieri bloccati («le imprese creano il Pil»), il controllo dell’immigrazione clandestina.
Fulminea fu la scalata del Carroccio allora molto lumbard, tormentata la discesa. Tesserato a 16 anni, quando era conosciuto soprattutto per le sue qualità calcistiche: attaccante del Porcia in Eccellenza, del Cordenons in Promozione, della “sua” Virtus di cui prese le redini prima come direttore sportivo poi come presidente. «Oggi, finché il fisico regge, mi diletto a calcetto con gli amici».
Tornando alla politica, nel 1997 è eletto al Parlamento del Nord, due volte segretario provinciale, dal 2004 al 2006 è assessore provinciale alla sicurezza, nel 2005 segretario regionale per due anni. Nel mezzo, 2006-2008, viene eletto alla Camera. Poco prima della fine anticipata della legislatura passa al gruppo misto, poi l’avvicinamento a Forza Italia senza grandi fortune.
Pausa e il ritorno, tre anni fa, in Progetto Fvg di cui diventa vicecoordinatore e candidato non eletto alle Regionali. «Tre anni fa mi venne chiesto di dare il mio contributo e io sono abituato a tendere la mano: ho lavorato sodo e oggi il movimento è al governo regionale». Però... «mi piace stare nei gazebi con e tra la gente». Glissa sui motivi dell’addio, si rituffa nel clima “Lega 2”.
«Ieri in termini percentuali aveva il 4-5 per cento, oggi è oltre il 30. Era territoriale, oggi nazionale, ma i contenuti sono quelli di allora così come la passione: controllo dei confini e dell’immigrazione, centralità della famiglia, autonomia e federalismo, un’Europa diversa».
Interrotti i rapporti con gli esponenti della “Lega 1” («non ho più sentito nessuno, non rinnego la stima per Bossi, ma il tempo passa per tutti»), è «felice» che il partito abbia saputo rinnovarsi: oggi ci sono Massimiliano Fedriga («cominciammo assieme e sta lavorando molto bene»), Vannia Gava («rappresenta la speranza»), e colui che l’ha reintrodotto a casa, Luca Damiani («un vero amico, è stato il primo a chiedermi di tornare»), vicesindaco di Roveredo che pare avere ottimi rapporti con il leader Matteo Salvini.
«Torno in un partito diverso – dice l’ex onorevole oggi impegnato nel campo della sicurezza e della qualità in un’azienda di Udine – del quale apprezzo il rinnovamento della classe dirigente che non vedo altrove: c’è una nuova generazione che sta facendo cose egregie».
Non lo temano in casa, perché vuole volare basso: «Ho maturato l’esperienza, la politica è passione. Gli amici mi hanno chiesto di dare una mano e ho risposto di sì». E un eventuale ritorno ai “piani alti” della politica? «Del doman non v’è certezza», ma la Regione «è retta da amministratori molto capaci, in primis il presidente. Il Friuli Venezia Giulia aveva bisogno di una classe politica nuova, capace ed entusiasta».
Nessun «rimorso», guardandosi indietro, «anche la negatività fa esperienza», perché «nella Lega ci sono nato e cresciuto, è sempre stata casa mia e, come si sa, della propria casa non ci si dimentica mai». Il tempo della «frattura fu difficile, ma è passato, con i suoi errori». —
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