Ledesma e l’Udinese fra i 108 creditori di Sèleco

La stato passivo è stimato finora fra i 15 e i 16 milioni di euro, ma il giudice si è riservato su alcune domande di insinuazione
foto missinato pordenone 02.11.04 seleco
foto missinato pordenone 02.11.04 seleco

Figurano anche l’Udinese e l’ex calciatore di origine argentina Cristian Daniel Ledesma fra i creditori della Sèleco spa, storico marchio pordenonese dei televisori, dichiarata fallita il 9 maggio scorso.

Nella sua epoca d’oro, a metà degli anni Sessanta, era al quarto posto in Europa nella classifica dei produttori di tv e videoregistratori. Ora al tribunale fallimentare di Milano si contendono le sue spoglie i numerosi creditori.

Hanno presentato domanda di insinuazione al passivo della fallita al giudice delegato milanese Alida Paluschowski varie società sportive e alcuni giocatori che avevano stipulato con Sèleco spa contratti di sponsorizzazione e non hanno ricevuto i soldi pattuiti dall’azienda. Nell’elenco ci sono anche Lazio, Salernitana, Cuore Napoli basket, l’associazione sportiva nuoto Catania.

Hanno battuto cassa a Milano pure fornitori, professionisti e una mezza dozzina di banche. Il ceto bancario pesa in modo considerevole per l’ammontare dei crediti avanzati nei confronti della società per azioni fallita.

Si contano finora 108 istanze tempestive depositate e restano ancora da esaminare le richieste tardive. Su alcune domande, peraltro, il giudice del tribunale di Milano si è riservata. Lo stato passivo sarà definito compiutamente pertanto l’anno prossimo. Il giudice ha infatti rinviato l’udienza di verifica ad altra data proprio per sciogliere le riserve su alcune ammissioni.

In sede di concordato preventivo, poi abortito, era stato evidenziato un passivo di circa 17 milioni di euro alla fine del 2018. Una cifra che indicativamente ha trovato riscontro, in via ancora ufficiosa, nelle istanze presentate finora dai creditori. Si viaggia, al momento, fra 15 e i 16 milioni di euro. Ma solo quando il giudice si sarà pronunciato, si conoscerà l’entità effettiva del buco.

Titoli di coda amari per un’azienda che un tempo dava lavoro al suo massimo storico a duemila dipendenti e che fino alla scorsa primavera pareva destinata alla rinascita, sotto l’egida di una nuova gestione. Ma il concordato preventivo in continuità aziendale, approvato a marzo, è tramontato. Prima ancora nell’autunno del 2017 erano stati annunciati la riapertura dello storico stabilimento a Vallenoncello a Pordenone, poi, con un cambio in corsa, il trasloco nel magazzino 5 del Molo III a Trieste. Prospettive dissolte l’una dopo l’altra.

 

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