Le previsioni di Mercalli: La Terra è messa male meno Suv e piú solare

PORDENONE. Ci hanno strutturato alla cultura dell’attimo fuggente, tutto passa e scivola. De doman non v’è certezza, poetava il saggio de’ Medici nel Quattrocento, aprendo già la strada allo slogan contemporaneo del «goditela subito». La fretta nell’attraversare la vita, al momento, non prevede sguardi a lunga gittata, sebbene l’uomo del Duemila abbia dei validi motivi per sopravvivere ben di più degli antenati imparruccati. Irresponsabili? Ah, può darsi.
A sentire la campana storta del professor Luca Mercalli, climatologo e metereologo di fama, nonché volto familiare di Che tempo che fa, «è soltanto una nicchia a preoccuparsi dei malanni del pianeta, il resto se la spassa noncurante di una non lontana agonia». Mercalli non è uno che scherza volentieri quando opera. Basta aprire la finestra e guardare fuori: non si inala la stessa aria di trent’anni fa. Qualcosa è cambiato e di brutto. La ghiotta occasione di un faccia a faccia con lo scienziato, in buona compagnia dello scrittore Mauro Corona e del manovratore dell’incontro Giuseppe Ragogna, videdirettore del Messaggero Veneto, è imminente: venerdí 11, alle 21, nella sala della Regione in via Roma a Pordenone, a cura di “Terrae-Officina della Stabilità”. Un ritrovo inserito a titolo pieno nella Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, by Unesco, dedicata al tema dell’Acqua.
Una solida corda da alpinista lega alla cintola Mercalli, torinese trapiantato nella Val di Susa lambita da Cozie e Graie, e il nostro Corona, nato nella trentina Baselga di Piné ed ertano onorario. C’è dell’altro. Spiega Mercalli: «Il casuale scontro dei nostri libri. Il mio Prepariamoci, nel senso, appunto, di prepariamoci a vivere un futuro sfruttando l’energia della natura e il suo La fine del mondo storto, premio Bancarella 2011. Pur sfruttando osservatori diversi - io quello della scienza e Corona quello piú di pancia riguardo all’assottigliarsi delle scorte petrolifere - entrambi ci rivolgiamo alla gente di buon senso. Non aspettiamo di ritrovarci nell’angolo, meglio agire in tempo».
- Ci perdoni, Mercalli, siamo davvero prossimi al ribaltone terrestre?
«Bisogna prendere coscienza del reale e smetterla di nasconderci tutti dietro il benessere. La Terra ci sta presentando il conto dopo eccessivi periodi di sevizie umane. Alle foreste, ai mari, al sottosuolo e all’atmosfera. Uno tsunami lontano non ci spaventa piú di tanto. È consolatorio il fatto che lo squasso avvenga dall’altra parte del globo. Se ragionassimo, invece, in termini di allarme possibile ovunque, la smetteremmo di comportarci con indifferenza mista a dispiacere».
- C’è una scala di pericoli?
«Ma no, sarà un intreccio critico di svariate componenti e comunque non ha importanza il come. Ripeto, qualche decennio di autonomia lo abbiamo e consiglio di sfruttarlo per ragionare sul da farsi».
- Suggerimenti immediati?
«Meno Suv e piú pannelli solari. Capisco la difficoltà di assorbire un simile invito, bombardardati 24 su 24 da un incessante stimolo all’acquisto. È una generazione incoscente senza colpa. Ed è difficile invertire la rotta. Intravedo due soluzioni: o la nicchia favorevole al nuovo corso si allarga pian piano diventando massa, oppure - spiace dirlo - la prossima vera batosta servirà a dare l’avvio alla nuova era. E già ce ne sono in giro, basta leggere i giornali».
- Lei, però, si è attrezzato.
«Mi scaldo con la legna, coltivo l’orto, applico una rigida differenziazione dei rifiuti. Cerco di non farmi comunque mancare alcunché».
- Le prossime stagioni saranno ancora piú climaticamente confuse?
«C’è un costante aumento della temperatura per l’effetto serra. Nel caso, trattiamo certezze non ipotesi».
- Torniamo all’oggi, anzi a venerdì 11. Lei ha mai incontrato Corona?
«No, mai avuto il piacere. Lo conosco dai suoi libri».
- Dal privilegiato punto di vista di Che tempo che fa , come guarda la televisione italiana?
«Potrebbe dare e fare di piú. È un immenso spreco di risorse».
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