Le nozze negate ad Adele e Ingrid «Ci sentiamo discriminate»

«Vorrei in Italia arrivasse il XXI secolo e la smettessimo di nasconderci. Non mi sento una vittima e il fatto che mi stia battendo per il riconoscimento del mio matrimonio ne è una prova; piuttosto mi sento discriminata per una banalità: per il mio orientamento sessuale. Importa davvero a qualcuno?».
Adele Palmieri questa domanda se la pone tutti i giorni. È la stessa domanda che si pone anche la sua compagna di vita, Ingrid Owen, assieme a tutte le coppie omosessuali che portano avanti da anni una battaglia importante. Una battaglia per il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, per il riconoscimento di un diritto, affinché di fronte alla legge possiamo essere davvero tutti quanti uguali. Adele, nata in Belgio ma cresciuta a Udine, e Ingrid, sudafricana: prima coppia gay ad aver ottenuto la trascrizione del matrimonio – avvenuto in Sudafrica nel 2010 – nel registro anagrafico del capoluogo friulano grazie al coraggio del sindaco Furio Honsell e che ha scatenato un putiferio a livello nazionale, visto che, attualmente, non esiste ancora una norma a disciplinare la materia. Per lo stato italiano, infatti, Adele, Ingrid e i loro due figli non possono essere riconosciuti come una famiglia, mentre nella città in cui vivono, a Bruxelles, nel cuore di quelle istituzioni europee che vedono proprio in questi mesi la guida da parte dell’Italia, lo sono.
Udinese Channel è volata nella capitale belga per conoscere i motivi che spingono le due donne a lottare (ora si attende l’esito dei ricorsi depositati al Tar contro l’operato delle prefetture che, di fatto, hanno cancellato l’iscrizione al registro del Comune).
«Lo faccio per i miei figli – ha affermato Adele, nel corso dell’intervista andata in onda ieri sera durante la puntata di approfondimento che trattava il tema delle nozze gay –, perché voglio abbiano gli stessi diritti di altri cittadini italiani. Se avessi sposato un uomo sarebbe stato diverso: voglio sdoganare la mia famiglia». «Nella mia esperienza in giro per il mondo la gente vede l’Italia come un paese progressista in tema di cultura e dell’arte – continua Ingrid – e quando raccontiamo che non ci sono diritti per gli omosessuali la gente rimane sorpresa, lo stesso sentimento che ho provato io di fronte a questa situazione: mi sembrava di essere ritornata nel passato».
Adele e Ingrid vivono in un quartiere tranquillo di Bruxelles, poco distanti dal cuore della vita amministrativa europea. Una cittadina tranquilla, un quartiere accogliente, una casa, una coppia, due figli, due cani: una vita normale, dove nessuno giudica la loro scelta e dove i due figli sono perfettamente inseriti e integrati nel contesto. Anzi, a sentire i commenti dei compagni di scuola, i due bambini «sono fortunati ad avere due mamme». Una realtà non molto distante da Udine, insomma. E per Adele e Ingrid, dal momento in cui ai figli viene dato «rispetto amore e cure» qualsiasi luogo è pronto perchè «l’orientamento sessuale non ha a che fare con le capacità genitoriali». Ma, come spiega Ingrid, ci sono ancora troppe differenze per come la gente vive per strada la propria omosessualità nelle città. «In Belgio sono stata riconosciuta come sposa di Adele immediatamente e ho ricevuto gli stessi diritti delle altre spose come ogni cittadino dell’Unione Europea. I bambini hanno ricevuto gli stessi diritti degli altri ed è stato uno shock quando ho visto come in Italia alcuni amici di Adele vivevano le loro storie omosessuali come una sorta di vita segreta».
Il problema in Italia non sono gli italiani, che secondo Ingrid «sono belli, sono aperti e accettano le differenze, ma sono i governanti». «C’è una sorta di gap – afferma – tra chi governa e la gente comune. Io penso che sé camminassi per mano con Adele per strada oggi non ci sarebbe nessun problema».
Giulia Zanello
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