«Le messe della santona vi salveranno»: intermediaria a giudizio per truffa

Palmanova, 56enne accusata di avere incassato 24 mila euro da cinque donne in difficoltà. Aveva detto di conoscere una persona che in cambio di denaro avrebbe risolto i loro problemi

PALMANOVA. Centinaia di euro, in cambio di messe propiziatrici. Questo le aveva promesso una conoscente cui aveva confidato, in lacrime, le difficoltà finanziarie che stava attraversando, e che si era proposta di fare da tramite con una persona «molto potente».

Beatrice, così si chiamava la fantomatica santona. Sapeva dove trovarla ed era certa che avrebbe potuto aiutarla a liberarsi della negatività che da tempo la affliggeva. Per farlo, però, avrebbe dovuto pagare. E così avevano finito per fare anche due sue nipoti, la nuora e un’amica.

Per un totale di circa 24 mila euro sborsati in due anni. Finchè, in assenza di miglioramenti concreti alle loro vite, non era scattata la denuncia.

Accusata di truffa aggravata, Mirella Milesi, 56 anni, residente a Santa Maria la Longa, è stata rinviata a giudizio, al termine dell’udienza preliminare celebrata davanti al gup del tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro.

Ferma nel negare ogni addebito, l’imputata ha scelto di affrontare l’istruttoria dibattimentale, ritenendo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il processo comincerà l’11 maggio, davanti al giudice monocratico.

Nel procedimento, nessuna delle cinque donne (a sporgere querela era stata una soltanto), residenti tra il Medio Friuli e la Bassa, si è costituita parte civile.

I primi abboccamenti tra Milesi e la 61enne di Palmanova che l’avrebbe poi denunciata alla Polfer di Cervignano erano avvenuti in un locale di viale Palmanova, a Udine, nel 2014. Poi, un po’ per caso e un po’ per simpatia, avevano continuato a incontrarsi al bar, in casa o in sala giochi.

A furia di frequentarsi, erano emerse le prime confidenze ed era spuntato il nome di Beatrice: presentata come la soluzione a ogni problema, sarebbero bastati 150 euro, perchè dicesse dieci messe a suo favore.

Quella – secondo il pm Claudia Danelon – sarebbe stata la prima di una serie di richieste di denaro, finalizzate ad allontanare da lei e dalle quattro persone successivamente presentatele, «i gravi pericoli gravanti su di loro». Fu solo nel settembre 2016 che sorsero i primi dubbi.

Ritenendo di essere dominata ancora da una forte negatività, la 61enne aveva chiesto di conoscere la misteriosa Beatrice e prospettato l’intenzione di sospendere le consegne di denaro. Il momento di rottura era avvenuto il 10 ottobre, con il diverbio scoppiato tra le due alla stazione ferroviaria, dove Milesi lavorava come addetta alla pulizia.

«La ricostruzione accusatoria si basa sulle sole parole della denunciante – ha detto il difensore, avvocato Michele Tibald –. Le cifre in contestazione, inoltre, sono incompatibili cone le condizioni economiche dichiarate dalle parti offese. Se erano in difficoltà – ha concluso –, come hanno potuto avere la disponibilità di tutti quei soldi in così poco tempo?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto