Via ai lavori per il fotovoltaico a San Gottardo a Udine: primi pannelli vicino al Torre
Il progetto da oltre 2 MW era stato contestato dal Comune. L’assessore all’Urbanistica Zilli: «Favorevoli alle energie rinnovabili, ma gli impianti dovrebbero essere compatibili con il territorio e con la vicinanza alle abitazioni»

Le battaglie amministrative – con la contrarietà del Comune oltre che dei residenti – sono valse a poco: nei giorni scorsi hanno preso avvio i lavori per l’edificazione dell’impianto fotovoltaico di San Gottardo. Si tratta di Helios 2, un parco a terra previsto in un’area prossima alle abitazioni e all’interno del parco del Torre. Il progetto prevede 3.480 pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 2,0358 megawatt, con moduli orientati a sud e inclinati di 25 gradi.
L’iter dell’intervento e le valutazioni dell’amministrazione cittadina saranno esposti ai residenti in un Consiglio di quartiere partecipato convocato ad hoc il prossimo 9 ottobre.
La posizione del Comune
«Il Comune non è contrario al fotovoltaico, che rappresenta una componente fondamentale della transizione energetica ed è giustamente promosso dalla normativa nazionale ed europea» spiega l’assessore all’urbanistica Andrea Zini.
«La nostra contrarietà riguarda questo specifico intervento, per dimensioni e localizzazione. Parliamo di un impianto a terra di oltre 2 megawatt collocato molto vicino alle abitazioni e dentro il parco del Torre, un ambito di particolare valore naturalistico e paesaggistico, frequentato quotidianamente anche da pedoni e ciclisti e sul quale il Comune sta lavorando a una nuova disciplina urbanistica ai fini della sua valorizzazione».
Un contesto che «fin dall'inizio abbiamo ritenuto necessario tutelare maggiormente» prosegue Zini, ricordando che palazzo D’Aronco ha utilizzato «tutti gli strumenti amministrativi che aveva a disposizione per impedire la realizzazione dell’impianto».
L’iter amministrativo
La vicenda prende avvio nel 2024: quando la società presenta la Procedura abilitativa semplificata (Pas) per la realizzazione dell’impianto, l’amministrazione comunale dispone formalmente la non esecuzione dell’intervento.
La società ricorre quindi al Tribunale amministrativo regionale (Tar), che dà ragione al Comune, ma successivamente il Consiglio di Stato accoglie le ragioni dell’impresa, che comunica l’avvio dei lavori. Nonostante il quadro normativo nazionale nel frattempo sia cambiato, con le nuove limitazioni imposte dal decreto Lollobrigida nello stesso 2024, su questa iniziativa non c’è nulla da fare perché le nuove norme non sono retroattive.
La vicenda, sottolinea Zini, mette in evidenza ancora una volta i margini limitati di intervento degli enti locali nell’autorizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili: «Di fatto le leggi sugli impianti fotovoltaici si sostituiscono in questi casi alla potestà urbanistica degli enti locali».
La legge del 2025
Anche il Friuli Venezia Giulia si è dotato nel 2025 di una legge specifica sulle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, con l’obiettivo dichiarato di contemperare la produzione di energia pulita con la tutela dell’ambiente, del paesaggio, della biodiversità e del suolo agricolo: «Questo caso dimostra quanto sia importante arrivare a una disciplina territoriale chiara e pienamente operativa» prosegue Zini.
«I Comuni conoscono il territorio, la prossimità alle case, i percorsi utilizzati dalle persone e il valore ambientale delle singole aree, ma dispongono di strumenti molto limitati quando si trovano davanti a procedure previste dalla legislazione nazionale. Attendiamo quindi che il quadro regionale trovi completa attuazione».
La delusione dei residenti
«Speriamo che l’incontro del 9 ottobre ci aiuti a capire meglio, ma siamo amareggiati e delusi dalla notizia dell’avvio di una serie di lavori per cui ci eravamo detti contrari fin da subito» dice Silvana Munaretto, coordinatrice del Consiglio di quartiere partecipato Laipacco San Gottardo.
«Non riteniamo opportuno usare quella parte di terreno, perché i pannelli fotovoltaici rovinerebbero il paesaggio, oltre ad avere conseguenze sull’ambiente e sulla salute dei residenti, molto vicini a dove sorgerà l’impianto» aggiunge Munaretto. «Il fatto che nemmeno il Comune possa intervenire è una doppia beffa» dichiara Paolo Benedetti, presidente del comitato del Roiello di Pradamano, che ha espresso parere negativo per un altro parco fotovoltaico a poca distanza dall’impianto in questione.
Allargando la riflessione a quello del Torre, sulla falsariga dell’assessore Zini, fa notare che «nessuno di noi è contrario alla realizzazione di impianti che veicolino risorse energetiche alternative, ma va considerata la natura dei territori in cui si decide di costruirli: il parco del Torre è una delle poche aree periferiche ancora verdi e non devastate dal cemento, con un corso d’acqua e alcuni resti di epoca romana che il parco fotovoltaico cancellerà per sempre».
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