L'autonomia del Fvg è a rischio, Serracchiani assicura: la salveremo

La governatrice:  dalla nostra regione un patto a difesa delle Regioni Autonome, anche se nel Pd c'è chi rema contro. «Vanno sostituiti gli amministratori che non lavorano bene»

UDINE. Scaramucce elettorali e quindi temporanee. Sarà. Eppure il pressing su Roma non cala e ogni respiro sembra buono per ripetere: «Le Regioni Speciali vanno abolite». E per riascoltare le ragioni dell’una e dell’altra parte, soprattutto nel Pd. Il più agguerrito resta il presidente della Toscana, Enrico Rossi, in campagna elettorale per la rielezione, cui anche ieri e l’altro ieri la presidente, e numero due del Pd nazionale, Debora Serracchiani, ha indirettamente risposto. Ripete Serracchiani che le Speciali non sono un costo, ma un modello per il Paese.

Che l’Autonomia non è una formula da applicare in modo pedissequo, perché va trovata una chiave avanzata di applicazione. Serracchiani illustra il suo pensiero a Trieste, al convegno “Il futuro della specialità delle Regioni autonome”, cui hanno partecipato anche il presidente della Sardegna – una delle “cinque sorelle” con statuto speciale –, Francesco Pigliaru, ed esperti di diritto delle due Regioni a Autonome, moderati dall’assessore alle Finanze Francesco Peroni.

Ieri a Trieste, venerdì a Bolzano dove Serracchiani ha ripetuto le soluzioni per un’Autonomia che sia attuale. Ma ieri a discutere di Specialità, è arrivata in Veneto (altra regione dove divampa la campagna elettorale) il ministro Maria Elena Boschi. Che a Belluno ha detto: «C’è un impegno ad avviare un percorso di confronto serio per rivedere alcune specificità per i territori di confine». Le fibrillazioni, insomma, non mancano. Soprattutto in casa Pd.

«Specialità come responsabilità, da esercitare quotidianamente in modo dinamico, adattandola di volta in volta ai nuovi bisogni emergenti. Specialità non è privilegio – ha ripetuto Serracchiani a Trieste –, ma la capacità di gestire in autonomia partite importanti come il servizio sanitario e il trasporto pubblico, e di coordinare gli enti locali, mentre parallelamente siano chiamati a partecipare all’abbattimento del debito nazionale. Le Specialità non sono un costo per lo Stato, ma un modello, un investimento di risorse». La presidente, da Bolzano, invece, aveva confermato che quando va a Roma riconoscere l’“invidia” delle altre amministrazioni.

«E devo ammettere che nel Pd – ha aggiunto – c’è chi ancora rema contro», riferendosi a Rossi. «Ma stiamo lavorando e lo facciamo insieme – ha aggiunto Serracchiani –, io, il Pd, la Svp e le altre Regioni». Parole che lasciano intravedere un patto tra Speciali. Non tutte sono uguali, è vero. Serracchiani va ripetendo che le cinque sorelle citate da Rossi non esistono, che è solo una banalizzazione, che è come mescolare mele e pere, perché lo stesso articolo 116 della Costituzione ricorda che esistono ampie diversità tra gli Statuti speciali e ampie diversità nella loro concreta applicazione. Eppure un fronte comune non è utopia, almeno tra chi fa buon uso della Specialità, buona amministrazione che da Roma va riconosciuta.

Lo dice Serracchiani, manifestando le aspettative sulla riforma del Titolo V della Costituzione. «Devono emergere due necessità. Serve, da un lato, che l’Europa faccia l’integrazione fiscale, l’armonizzazione dei bilanci, detti regole comuni che non possono essere limitate a una moneta, che unica è solo per alcuni dei 28 Paesi. E, dall’altro, c’è bisogno ci siano le condizioni per sostituire gli amministratori che non fanno bene il loro mestiere, perché non possiamo permetterci di avere Regioni a più velocità. È necessario che tutto il Paese faccia sistema».

E poi Serracchiani ha esibito le riforme messe in campo dal suo governo come esempio di responsabilità, quelle per sanità, cultura, Rilancimpresa, enti locali. «Riforme complicate – ha spiegato la presidente –, perché la Specialità non può essere interpretata in modo statico, con lo sguardo ricolto al 1963, ma dev’essere attuata in modo dinamico, adattandola di volta in volta ai nuovi bisogni. Perché se ogni cambiamento è prima di tutto una sfida culturale, grazie ai cambiamenti la Specialità e l’Autonomia rimangono attuali».

In linea il presidente Pigliaru. «Il centralismo non è necessariamente più efficiente di un buon regionalismo», ha affermato il leader sardo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto