L’ateneo friulano controlla via satellite lo sciacallo dorato: primo caso in Italia

UDINE. In Friuli il primo sciacallo monitorato con radio collare in Italia. In Europa saranno una decina. Il gruppo di ricerca sulla fauna selvatica coordinato dal ricercatore Stefano Filacorda, ha installato il collare all’esemplare che, alcune settimane fa, era stato investito nella zona del casello autostradale di Gemona. Si tratta di un maschio di circa 11 mesi in cerca di nuovi territori da colonizzare.
Appartiene alla specie di mesocarnivoro più raro sul territorio italiano. Da alcuni giorni ogni passo di “Alberto”, gli è stato assegnato il nome dell’agente del Corpo forestale regionale che lo ha soccorso, viene registrato dal radiocollare.
Al momento del soccorso, l’animale presentava «evidenti segni di emorragie interne, gastrico-intestinali. Era stressato e per questo non è stato sottoposto a radiografie, i traumi sono stati confermati dalle analisi effettuati a qualche giorno di distanza», spiega il medico veterinario dell’ateneo friulano, Stefano Pesaro, lo stesso che ha assistito “Alberto” nella sua permanenza nel Centro di ricerca e coordinamento per il recupero della fauna selvatica allestito nell’Azienda agraria Antonio Servadei di Pagnacco.
Qui lo sciacallo è stato trasferito dopo cinque giorni di ricovero nel Centro di recupero per la fauna selvatica di Campoformido gestito da Maurizio Zuliani. «Proprio perché si sa poco delle malattie di questi animali, è stato sottoposto a ulteriori indagini sanitarie e terapie in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico delle Venezie sezione di Basaldella».
Pesaro lo sottolinea per dire che anche se l’animale stava bene il radiocollare gli è stato installato senza sottoporlo all’anestesia. «Trattandosi di un animale di piccola taglia, lo sciacallo ti permette di lavorare da sveglio», puntualizza il medico veterinario facendo notare, però, che la considerazione non vale per il gatto selvatico, animale sicuramente più aggressivo dello sciacallo che non è pericoloso per l’uomo. Come tutti i canidi si adatta all’ambiente. Mangia le carcasse degli animali morti e per questo viene identificato come “lo spazzino” del bosco.
Le misure contenute dell’animale hanno richiesto più tempo del previsto nella preparazione del collare. Con l’apparecchio al collo, Alberto è stato fatto entrare in una gabbia per liberarlo poi nella zona del fiume Tagliamento a circa 3 chilometri di distanza dal luogo dell’investimento. Complessivamente, l’operazione è durata una quarantina di minuti.
«Il luogo dove è stato liberato – continua Pesaro – è uno dei luoghi più sicuri per l’animale proprio perché l’area non è interessata né dalla viabilità urbana né da quella autostradale e regionale». Un aspetto non da poco che – sono sempre le parole del veterinario – «offre allo sciacallo la possibilità di scegliere di tornare a far parte del gruppo familiare o di ripartire per la fase di dispersione». I dati dei primi rilevamenti monitorati dal gruppo di ricerca sono confortanti: «L’animale è in zona e sta bene».
I suoi comportamenti dispersivi, ancora poco noti alla comunità scientifica internazionale, continueranno a essere monitorati con il radio collare satellitare dai ricercatori dell’ateneo friulano. Il dispositivo dovrebbe permette di raccogliere circa 800-1000 punti di localizzazione per circa un anno e di tratteggiare, quindi, gli areale utilizzati e i movimenti di dispersione.
Il collare è molto leggero e non limita nei movimenti l’animale. Dotato di sensori di temperatura e di attività, il collare permetterà di studiare il comportamento dell’animale in termini di minuti dedicati agli spostamenti e al riposo. Lo studio completerà altre ricerche sulla telemetria realizzate da altri centri di ricerca europei, sloveni, serbi e ungheresi.
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